chiesa evangelica peschiera

La vita è bella

Ridere per non urlare

Un Auschwitz rivisitato sotto l'angolo dell'ironia. Una controversa fiaba cinematografica. Guido è un burlone delirante. Tutto inizia in una franca ilarità. Ilarità talmente dinamica che Guido non capisce subito che gli atteggiamenti razzisti e le vessazioni che si amplificano in una Italia fascista sono il preludio di una tormenta che si trascinerà via il suo piccolo commercio… e poi tutta la sua famiglia. Perché Guido è Ebreo. Padre e figlio sono deportati, la madre anche, in un'altra sezione dello stesso campo di concentramento. L'essenza della storia consiste nel mostrare questo padre che dispiega tutto il suo talento di truccatore verbale per camuffare l'orrore agli occhi di suo figlio, e farlo sembrare un divertentissimo gioco. Si sfiora la catastrofe ad ogni istante, ma questa e sviata dal piccolo Giosué da un'astuzia che gli salverà la vita, o con una enorme menzogna che lo proteggerà dal panico. Guido eroico maestro di affabulazione?

"La vita è bella" ha fatto molto ridere, ma non era né derisorio, né, alla fin fine, buffo. C'era invece una grande tenerezza in quel padre a volte vicino allo scoraggiamento perché non aveva più la parlantina per travestire l'atrocità. Era sconvolgente, e ridava vitalità alla rivolta contro i neofascismi che inquinano la politica dei nostri paesi. Aggiungiamo, ed è importante, che nel film gli sterminatori erano ridicolizzati.
Nondimeno, tutto questo sarebbe potuto apparire disprezzante nei confronti delle vittime della shoah se, all'arrivo degli americani, la piccola famiglia si fosse felicemente riunita dopo tanto divertimento. Poco prima dell'invasione del campo da parte degli alleati, Guido si fa beccare da un soldato tedesco. Una mitragliatrice puntata nella schiena, è portato via fra due blocchi, sempre sorridente e buontempone. Una raffica tuona nella notte. Bah! Avrà per l'ennesima volta inventato un'astuzia, ed sarà lui a saltar fuori dopo aver liquidato il tedesco. Ebbene no. Guido, dopo aver ancora una volta voluto proteggere qualcuno, termina qui il suo percorso. La commedia rivela il suo vero volto. La tragedia mille volte scongiurata con l'umorismo, finisce per annientare colui che si sforzava di ridere in mezzo agli aguzzini. La vita è bella, quella di Guido non c'è più. Colui cha ha fatto del ridere un baluardo per suo figlio è il solo della sua famiglia che non ritornerà a casa. Difatti, tutto l'orientamento del film si giocava sulla fine brutale di Guido, su questa acrobazia mancata.

"L'uomo soffre così tanto cha ha dovuto inventare il ridere" scrisse Nietzsche. Il ridere di Benigni non è quello di tanti altri comici. Benigni è un comico tragico. "La vita è bella" pur proponendo una versione light dei campi di concentramento, non era una "macchina per dimenticare". Benigni non cancellava i tanti stermini come la shoah.
"Nel bel mezzo del ridere, il cuore può soffrire" dice un proverbio della Bibbia parlando degli uomini (Libro dei Proverbi 14.13).
Quanto all'Eterno, come reagisce di fronte alle "nazioni che si agitano" e ai "principi che si alleano contro l'Eterno e contro il Suo Cristo"? Ebbene "Egli ride, Colui che siede nei cieli, e il Signore li disprezza…" (Libro dei Salmi 2.1-4).

Il ridere non è amnesia. Il ridere è, in simili terribili situazioni, la sola alternativa all'urlo di rabbia. Quando si è sul punto di scoppiare, il ridere può essere il veicolo di una nobile rivolta contro il male assoluto.