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chiesa evangelica peschiera Chi ha ucciso Gesù? Chi l'avrebbe mai detto? Mesi fa, i media erano zeppi di rumori più o meno fondati riguardanti un film in aramaico e in latino sulla persona di Gesù. Robe da matti! La sua uscita si è svolta in un clima rovente. "Antisemita"! "Troppo violento"! "Storicamente inesatto"! "Teologicamente dubbioso"!... E' una buona occasione di chiarire uno degli argomenti del dibattito: l'identità degli istigatori della morte di Gesù. "La Passione di Cristo" di Mel Gibson è "il film più violentemente antisemita realizzato dal tempo dei film della propaganda tedesca della Seconda Guerra Mondiale". Il giornalista del "New York Daily News" lo dice forte e chiaro. All'uscita della "Passione" negli Stati Uniti, questi propositi hanno alimentato l'onda rumorosa delle accuse di antisemitismo portate contro il film. Contro il film o contro i Vangeli? Oltre questa polemica, una domanda si pone. Qualsiasi implicazione dei Giudei nell'esecuzione di Gesù è storicamente sbagliata? Bisogna imputare ai soli Romani e a Pilato la condanna di Cristo come alcuni vorrebbero far credere? Dipingere il ritratto dei diversi oppositori di Gesù di Nazareth costituisce un'occasione di portare chiarezza a un dibattito che riguarda degli eventi che toccano il cuore della fede cristiana. I farisei Durante gli alcuni anni nei quali Gesù ha proclamato
la Buona Novella del regno in Palestina, egli suscitò parecchia
ostilità. Una certa familiarità con i racconti biblici
spinge a vedere nei Farisei gli oppositori di Gesù più
attivi. La frequenza delle discussioni e dei dibattiti fra Gesù
e gli adepti di una pratica rigorista della religione giudaica conferma
questa impressione. Nondimeno, secondo gran parte degli storici di
oggi, i Farisei non ebbero un ruolo preponderante nell'arresto e il
processo di Gesù, anche se il Vangelo di Giovanni li menziona
due volte nella sua narrazione della Passione. "I Farisei
rispettano la regola del puro e dell'impuro e si tengono a distanza
dagli occupanti; è difficile immaginarli come coloro che consegnano
uno dei loro correligionari ai Romani", spiega Jean-Pierre
Lémonon, professore all'Università cattolica di Lione. Gli Erodiani Un altro gruppo gioca le sue carte sulla scena politica
e religiosa della Palestina del tempo di Gesù: gli Erodiani.
Essi si rifanno a Erode il Grande che è originario dell'Idumea,
la regione a sud della Giudea. Convertito al giudaismo, egli regna
come re dei Giudei dal 40 al 4 avanti Cristo. Intorno agli anni 30,
gli Erodiani sostengono i figli di Erode: Archelao, Antipa e Filippo
che si succedono alla testa dei diversi territori della regione. Gesù
avrà a che fare con Erode Antipa durante il suo processo. Governatore
della Galilea e della Perea, è come responsabile politico della
terra nativa di Gesù che egli ha missione di interrogarlo.
Di fronte al silenzio dell'uomo di Nazareth, Erode Antipa si sente
disprezzato e si mette a prenderlo in giro (Vangelo di Luca 23.6-12). I Sadducei E' un terzo gruppo ha a che fare con Gesù. Componenti
di una sorta di aristocrazia sacerdotale, i Sadducei hanno la responsabilità
dell'alto luogo della religione giudaica di allora: il Tempio. In
seno a questo gruppo si reclutano i sacerdoti, e per loro la Legge
è sacra. L'uomo non può toccarla. Essa è limitata
ai primi cinque capitoli della Bibbia ed essi danno la caccia a tutto
ciò che costituisce un'aggiunta ulteriore. Cercano così
di "beccare" Gesù con la storia di una donna
sposata con sette diversi fratelli, dimostrando così che la
risurrezione non può esistere, visto che è impossibile
dire del quale, nell'aldilà, la donna sarà la sposa
(Vangelo di Marco 12.18-26). Poiché nessun passo dei cinque
primi libri della Bibbia appoggia la risurrezione dei morti, i Sadducei
la rigettano fortemente. Le ragioni di un arresto Per gran parte degli storici e degli esegeti contemporanei,
la prima ragione che conduce all'arresto di Gesù è da
ricercarsi nel suo atteggiamento riguardante il Tempio. La messa in
causa dell'istituzione, durante ciò che è comunemente
chiamata la "purificazione del Tempio" non va giù
alle autorità giudaiche. Come anche una parola sul Tempio che
in sostanza dice: "Io posso distruggere il Tempio di Dio e
ricostruirlo in tre giorni". Gesto e parola sono ritenuti
nell'accusa portata contro Gesù. "Poiché l'amministrazione
del Tempio e i benefici che ne risultano sono nelle mani dell'aristocrazia
sacerdotale di tendenza sadducea, i Sommi Sacerdoti dovevano essere
molto irritati da questo zelante perturbatore", rileva il
professore Francesco Bovon. La purificazione del tempio si iscrive
nella tradizione dei gesti profetici compiuti dagli Isaia, Ezechiele
o Geremia. Gesù, nel cacciare i venditori dal cortile dei Gentili,
si mette nella scia dei suoi illustri predecessori. Egli può
dunque aspettarsi un trattamento simile a quello che, ai suoi tempi,
cercarono di infliggere gli altolocati di Gerusalemme a Geremia (Libro
di Geremia 26.8-9, 20-23). Questo perché, come lo dice il Libro
del Deuteronomio, un falso profeta merita la morte (18.20). E la pretesa messianica? "Di nuovo il Sommo Sacerdote lo interrogava;
gli disse: Il ruolo dell'oracolo di Nathan Per Otto Bez, uno specialista del Nuovo Testamento di
Tubingen in Germania, non bisogna separare la parola di Gesù
riguardante il Tempio e le sue pretese messianiche. Tutt'e due vanno
di pari passo... Questo conoscitore degli scritti del giudaismo primitivo
si dice colpito dal ruolo che l'oracolo di Nathan (Secondo Libro di
Samuele 7) gioca nello sviluppo dell'attesa messianica propria di
quell'epoca. Questo racconto che modella il pensiero di allora, rileva
che Dio promette a Davide una discendenza che stabilirà un
trono eterno (v.12) e che costruirà un tempio. Quando il Sommo
sacerdote interroga Gesù sui suoi propositi riguardanti il
Tempio, egli ha presente l'oracolo di Nathan. Colui che pretende distruggere
e ricostruire un tempio si profila come il discendente di Davide.
l'inviato di Dio che potrebbe stabilire questo trono eterno. Ci troviamo
dunque in piena rivendicazione messianica.
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