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chiesa evangelica peschiera Psicanalisi e/o cura pastorale LA LUNGA CONTROVERSIA FRA
SIGMUND FREUD Qual è il rapporto fra la religione e le nevrosi,
fra la psicanalisi e il lavoro pastorale nella lotta per il ristabilimento
del bene? Domande essenziali ancora oggi
Questa corrispondenza tra Freud e Pfister è importante perché da una parte avviene allorigine della psicanalisi e dallaltra solleva una questione che non è mai stata totalmente risolta dalla psicanalisi, quella del rapporto tra la psicanalisi e la fede. Per Freud, la psicanalisi non è portatrice di un senso filosofico. Per lui non cè ciò che nel linguaggio degli specialisti viene chiamata una weltanschauung (2) della psicanalisi. Il pastore Pfister giocherà a questo riguardo un ruolo determinante presso il medico viennese. Alla lettura di questa corrispondenza, si ha nettamente limpressione che questo pastore sia stato una specie di pungolo per Freud. Desiderava utilizzare lo strumento analitico per coloro dei quali aveva il carico dellanima, e da lì è nata ciò che possiamo chiamare una polemica amichevole. Potrebbe spiegare su che cosa porta la tensione tra Freud e il pastore Pfister? Bisogna prima di tutto sottolineare la grande amicizia
che li univa. Nella sua celebre biografia, Ernesto Jones scrive al
riguardo: Freud aveva per lui una vera passione. Ammirava
le sue abitudini altamente morali, il suo generoso altruismo, così
come il suo ottimismo riguardante la natura umana. Freud
avrebbe sempre avuto bisogno di un certo numero di persone che fossero
il suo contrario e con le quali manterrà una relazione di amicizia.
Pfister è stato questuomo-risorsa sul quale potrà
contare e che daltronde non lo tradirà mai, neanche nel
momento delle due grandi scissioni con Adler e Jung. Evidentemente
le cose si complicano perché Pfister non è disposto
neppure per un istante a rinunciare alla sua fede e al suo lavoro
di pastore (3). Egli ha sempre tenuto al fatto che il suo titolo di
pastore sia riconosciuto e mantenuto dappertutto, compresi gli ambienti
analitici. Questo mette Freud a disagio, perché si trova nel
pieno del periodo di creazione della psicanalisi. Certo, egli ha bisogno
di gente dellesterno, di ambienti non ebraici
in modo particolare, e i primi a rispondere al suo appello saranno
dei protestanti, dei quali Pfister. Perché Freud ha bisogno
di cautelarsi, visto lambiente austriaco straordinariamente
antisemita. Non doveva succedere che si dicesse che la psicanalisi
fosse una scienza ebraica, una idea che appunto si stava diffondendo.
Daltronde, durante la guerra, e anche nel momento dellascesa
del nazismo, Pfister avrà delle posizioni molto coraggiose.
Si è molto compromesso per denunciare ciò che riteneva
essere una barbarie e un ritorno al paganesimo. Freud tiene dunque
molto al fatto che delle persone di orizzonti diversi si aggreghino
al suo progetto, perché per lui, fin dallinizio, la psicanalisi
è una scienza; non è per niente una religione o una
filosofia. Svolgerà questo combattimento per tutta la sua vita.
Pfister è benvenuto, ma da unaltra parte incomincia a
porre un problema visto che, per lui, non vi può essere scienza
senza etica, e senza etica religiosa in particolare. Comunque Freud
avrà molto bisogno del suo aiuto indefettibile, perché
non si farà solo degli amici. Daltronde Freud non ritiene
che gli psicanalisti siano migliori degli altri! Più frequenta
lambiente analitico, più si rende conto do avere a che
fare con una orda selvaggia, secondo la sua espressione.
Detto in altro modo, nella sua propria cerchia si trovano lotte, sete
di potere, partenze, crisi. Scrive: "Che la psicanalisi non
abbia reso migliori, più degni, gli analisti stessi, che non
abbia contribuito alla formazione del carattere rimane per me una
delusione. Avevo probabilmente torto di sperare. Sono parole
terribili. Freud mette dunque a punto questa nuova scienza che costituisce
la psicanalisi, non nella speranza di rendere migliore - non si è
mai fatto troppe illusioni -, ma pensando che il fatto di fermare
la sofferenza permetterebbe unapertura della persona ad una
vita considerata diversamente. Cosa pensano Freud e Pfister della religione e del suo rapporto con la psicanalisi? Freud è esplicito: In se stessa, la psicanalisi non è più religiosa o più irreligiosa. E uno strumento neutro di cui possono servirsi religiosi e laici, purché questo avvenga unicamente in vista della liberazione di esseri sofferenti. Questo è ciò che scrive a Pfister che non lo contraddice su questo punto. Ma è per unaltra ragione ancora che il pastore trova interesse per la psicanalisi. Vi vede un modo per combattere il male. Indichiamo qui i due pareri divergenti sulla questione. Per Freud, il male è limmaginario, il modo in cui luomo reprime i suoi istinti. Questi creano la nevrosi in rapporto ai divieti e al super-io. Da ciò viene, alla fine, il malessere. Pfister vede le cose in un altro modo: non è il disconoscimento che crea il malessere, è il male. Di conseguenza, utilizzare la psicanalisi come uno strumento scientifico contro il male significa farne più unarma pastorale che uno strumento scientifico. Freud lha capito molto bene, ma non vuole fare della psicanalisi uno strumento per il ristabilimento del bene. Bene e male non significano niente per lui. Ci sono solo esseri sofferenti che non conoscono ancora il contenuto del loro inconscio. Il problema del male per lui è legato alla funzione stessa delluomo. Luomo è un essere scisso, diviso fra il corpo e il linguaggio, fra il suo bisogno di espressione totale dei suoi istinti e limpossibilità di esprimerli (perché nel caso contrario ogni civilizzazione sparirebbe). Pfister ritiene che la psicanalisi sia essenzialmente uno strumento utile, ma non è una nuova religione, essa non è mai stata per lui una religione del transfert. Egli rimane cristiano, pastore e analista. Ciò che affascina è questa messa in gioco, da parte di tutti e due, della loro propria credenza. Nessuno dei due pretende di detenere la scienza infusa. Cercano, senza volontà di ricupero reciproco. Bisogna qui mettere in evidenza il ruolo importante giocato da Pfister. Non ha mai smesso di titillare Freud. Il suo famoso libro Lavvenire di unillusione è il risultato della sua controversia con Pfister, il quale capovolgerà le carte scrivendo un po più tardi Lillusione di un avvenire ! Cosa ha voluto dimostrare Freud scrivendo "Lavvenire di unillusione"? La religione costituisce per lumanità una nevrosi inguaribile e irriducibile. Egli spiega che ogni civilizzazione ne ha bisogno, anche se essa è solo unillusione. Detto diversamente, il suo avvenire è assicurato. Il sistema stesso ha bisogno della figura paterna; ora, questa è messa in causa in ciò che viene chiamato lEdipo, cioè nella distruzione simbolica del padre fisico. Ciò significa che in un dato momento, la colpevolezza porta ad un trasferimento in una specie di relazione al padre eterno, in genere buono, ma anche a volte punitivo; relazione estremamente forte, proiettata ed idealizzata nel cielo. Ecco la concezione di Freud sommariamente riassunta. Bisogna anche precisare che Freud parla di religione in funzione del suo proprio humus giudaico... Lei ha ragione di precisarlo. Daltronde Freud
non aveva ricevuto dalle religioni orientali che un apporto molto
marginale, ed egli ha sempre mantenuto una certa distanza. Egli rimane
molto legato alla cultura giudaica e cristiana. Ebbe, da piccolo,
una bambinaia cattolica che lo portava di tanto in tanto ad ascoltare
la messa e gli parlava del diavolo. La sua visione della religione
era tutta impregnata di peccato e di storie ritualistiche ossessive.
Lo psicanalista che Lei è considera che la religione possa favorire la nevrosi? Sì, ma non in modo sistematico. Ho dei pazienti che hanno la fede e nei quali le nevrosi non sono legate a questo. Si può benissimo alla fine di unanalisi trovare o ritrovare la via della fede. Come esiste una tentazione dellateismo, ci può essere a contrario una tentazione della fede. Resta il fatto che alcune persone nevrotiche utilizzano la religione come camuffamento di una sofferenza, come barriera ad un certo numero di cose che si potrebbero realizzare. Posso citare il caso di una religiosa uscita dal convento dopo otto anni. La sua nevrosi aveva influito molto sulla sua decisione di entrarvi. Ciò non vuol dire che alla fine della sua analisi ella perderà la fede: al contrario, ne verrà fuori con una fede depurata. In modo un po caricaturale, potrei dire per esempio che non mischierà più la sua relazione ad un padre mancante con la sua relazione al padre divino. Ma per Freud, se una persona svincolata dal peso della sua nevrosi prende unopzione religiosa è perché sublima le sue tendenze. Per Pfister ella ha ritrovato la via della fede! Freud non prende a male questo processo che porta alla sublimazione. Non dice che lanalisi sarebbe fallita dal momento in cui qualcuno avrebbe voglia di prendere un orientamento religioso. Egli considera che il paziente con la sublimazione trasforma la sua nevrosi personale in nevrosi collettiva. Si è sbarazzato dei suoi dolorosi problemi legati allinfanzia: cè un miglioramento riguardo alla sofferenza di prima, ma la sua opzione religiosa è solo unillusione che si perpetua in una felicità tutta relativa. Il pastore interviene qui per dire in sostanza: No, la religione non è una nevrosi; Dio esiste, ed Egli può anche servire da bilanciere nel processo analitico. Vale a dire che lidea stessa di Dio può aiutare il paziente a venirne fuori. Per i suoi pazienti-parrocchiani, Pfister aveva messo a punto una specie di negoziazione con la fede. Per evitare almeno in teoria - il grande momento depressivo che la nevrosi messa a nudo rischia di fare emergere, egli continuava ad utilizzare il suo ruolo di pastore. Freud è intervenuto anche su questo per affermare che lo psicanalista non ha il diritto di orientare la sua cura. La controversia con Pfister portava dunque anche su quella necessaria buona distanza che deve mantenere lanalista. Il pastore avrebbe potuto aprire uno studio nel quale avrebbe lavorato come analista. Eppure no, fondamentalmente Pfister ha voluto essere tutte due allo stesso tempo. La grazia di Dio occupa evidentemente un posto centrale, e a questo proposito il pastore Pfister scrive a Freud: Non vi è in ogni grazia ed in ogni perdono unazione analitica? Qual è la risposta? Freud non poteva essere daccordo su questo punto particolare, perché appunto lanalista non deve svolgere un ruolo di confessore. Secondo lui, la sola persona che possa perdonare è il paziente stesso, altrimenti si produce un perpetuo transfert, è ciò che Freud chiama lanalisi interminabile. Vale a dire che se il paziente non riesce a perdonarsi o in ogni caso ad assumere un certo numero di sbagli, egli andrà regolarmente in consultazione come si va da un confessore dal quale si aspetta il perdono. Detto in altro modo, ricreerà uno stato infantile, et per una durata indeterminata penserà di confessarsi al padre o alla madre a seconda del sesso dellanalista. Ora, la libertà del soggetto esige che lanalista lo lasci andare. Il perdono che gli verrebbe accordato nellambito di unanalisi lo aiuterebbe solo momentaneamente, perché la nevrosi o il problema stesso non verrebbero risolti visto che il soggetto non avrebbe veramente perdonato se stesso! Ma il perdono di Dio non permette di perdonare se stessi? Siamo lì nel pieno della questione. Freud dice:
il paziente si rivolge allanalista come se dietro di lui ci
fosse qualcun altro. Di conseguenza, il paziente prende per intermediario
il pastore/analista che è Pfister. Ora, secondo Freud, il ruolo
dellanalista consiste nel dirgli: io ti ascolto, ma dietro di
me non cè nessuno. Io stesso non ti darò il perdono
o lassoluzione, perché ci sei solo tu che possa andare
avanti. Il paziente viene dunque rinviato a se stesso. Assolutamente, e nellambito stretto dellanalisi,
viene anche rimandato alla frustrazione di non avere perdono. Pfister,
per contro, rientra nella dialettica che fa delluomo di Dio
un mediatore, lindispensabile collegamento tra il fedele che
consulta e la potenza che perdona. Ora, per Freud, il Dio Completamente
Altro non esiste, più precisamente è solo unillusione,
e se lanalista entra nel gioco dellillusione non fa altro
che assoggettare il soggetto, non lo libera. E questo uno degli aspetti
sui quali non possono assolutamente essere daccordo. Luno
e laltro non transigono mai, ed ognuno rimane fermo sulla sua
posizione. Daltronde come poteva essere altrimenti? Anche se
Pfister fosse stato unanalista nel senso stretto del termine,
rimane il fatto che per lui Qualcunaltro è presente durante
la consultazione. La relazione si realizza allora a tre: Dio, lanalista
e il paziente. Gli analisti atei non vedono nessuno dietro di loro,
se non lillusione di un padre superiore. Pfister afferma subito
lesistenza di Dio, dunque non lascia al soggetto la scelta della
conclusione! Ora, la questione si pone in tutta legittimità:
una volta sbarazzato dei miei problemi, continuerò a credere
in Dio? E molto possibile, ma forse la risposta sarà negativa.
Ora, se il mio pastore/analista mi fa capire che mi ascolta come se
fossi nel confessionale, questo cambia tutto. Questa questione del
tre si risolve più facilmente per un lacaniano
visto che Lacan aveva predisposto questa idea dellaldilà
dellanalista. Freud aveva ammesso in teoria che limmagine
stessa del padre immaginario era presente. Ma aveva precisato che
in realtà siamo solo in due nellanalisi. Certamente altre
persone estranee alla consultazione sono presenti:
il padre, la madre, i fratelli e le sorelle, gli amici, ecc., ma questo
è dellordine della dimensione orizzontale. Lacan è
ritornato su questa questione affermando che cè effettivamente
qualcosa del tre che si inserisce, dal momento in cui la persona entra
in relazione con lanalista, e questo funziona veramente nel
processo analitico. E Pfister, da parte sua, inserisce subito lanalisi
in un modo verticale. Si vede bene qui la voragine che li separa, non è vero? Infatti. Per Freud la religione e la fede sono dellordine della psyche. Fuori dal cervello non cè salvezza daltronde questo gli è valsa laccusa di scientismo. Pfister al contrario pensa che cè una realtà divina che si iscrive al di fuori dei meccanismi umani fatti di tensioni e di transferts, ecc. Il medico viennese afferma che tutto succede al livello interiore, e dunque le espressioni della religione, e di conseguenza Dio stesso, non sono altro che delle rappresentazioni interiori. Le pare che la sfida del pastore Pfister; che voleva essere allo stesso tempo pastore e analista, abbia tenuto? Egli non ha tradito la sua missione di analista nel senso che ha messo a punto ciò che verrà chiamata più tardi la psicanalisi applicata. Aldilà della cura tipo intorno alla quale Freud aveva elaborato tutta la sua teoria, la psicanalisi si evolverà nel corso degli anni. Ciò significa che si vedranno degli analisti interessarsi ai gruppi sociali, alla psicosomatica, ma anche allinfanzia, come Pfister e Anna, la figlia di Freud. E vero che Pfister non ha giocato un puro ruolo di analista secondo la concezione freudiana del divano e della cura tipo. Non poteva sdraiare i suoi parrocchiani e far loro raccontare la loro infanzia, ma se lè cavata bene per trovare un adattamento in rapporto a questo. Pfister ha anche contribuito al fatto che venisse accordato un posto ai non medici, ciò che era molto importante per Freud. Quanto al rapporto con la fede, era evidentemente opposto al medico ateo, ma è il sollievo di un certo numero di miserie psicologiche che interessava tutti e due , e a questo riguardo andavano nella stessa direzione. E dunque grazie a persone come Pfister che Freud ha portato avanti il suo progetto psicanalitico. Su che cosa porta lessenziale dellinfluenza del pastore zurighese? Da buon scientista del secolo XIX che pensava circoscrivere la verità, Freud è obbligato, nel suo famoso libro Lavvenire di unillusione, di ammettere con rabbia e interrogazione che cè nelluomo qualcosa che va definitivamente oltre il discernibile. Questa constatazione è, fra altre cose, il frutto del lavoro del pastore Pfister presso il suo amico Freud. Luomo non è una specie di macchinario scientista che risponderebbe soltanto a delle pulsioni; Freud si accorge che cè una dimensione fondamentale che sfugge a tutto, e che per il pastore dà allessere umano un valore reale. Rimesso in causa, seccato anche, Freud alla fine conclude che la religione è una nevrosi irriducibile, ma è comunque obbligato di ammettere che non ha afferrato tutto. Cè nelluomo ciò che non si può spiegare pienamente, e che sfugge a qualsiasi scienza. Questo costituisce uno dei grandi risultati della controversia tra Freud e Pfister.
"Non vi è dubbio che ci sarà un ministero della cura delle anime che non apparterrà alla chiesa, e potrà anche essere non religioso " Pfister a Freud, 1926
Una pratica innovatrice presso i bambini Molto presto Pfister applicherà la psicanalisi nel suo lavoro di pastore, e questo a due livelli. Come ogni ministro di culto, durante i suoi colloqui pastorali sente un certo numero di cose che gli sembrano appartenere allambito dellinconscio e della nevrosi, ciò lo spingerà ad utilizzare la psicanalisi per cercare di rispondere alla sofferenza alla quale si trova confrontato. In secondo luogo, occupandosi molto di bambini, egli sarà, in Svizzera in particolar modo, uno dei grandi pionieri della pediatria e della psicanalisi per bambini. Farà la conoscenza di Anna Freud, la figlia del medico viennese, che si interessa anche della questione. A loro due, metteranno in piedi ciò in fin dei conti Françoise Dolto praticherà più tardi. Bisogna sapere che in realtà Pfister è più noto nel movimento psicanalitico per il suo interesse per la pedagogia e il suo lavoro presso i bambini, che per le sue controversie religiose.
Come lo psicanalista svizzero, Pfister è figlio di pastore. Suo padre muore quando aveva tre anni. Era dunque un uomo senza padre (1). Era molto più giovane di Freud, ma questa mancanza del padre lo spingerà a legarsi prima a Jung. Il problema è che non gli fa molta fiducia, lo sente confusionale, e lo scrive in altre corrispondenze. Lo psicanalista svizzero sta derivando verso una specie di neopaganesimo che Pfister denuncerà molto fortemente, proprio in quei termini. Gli scrive che le sue teorie non costituiscono una derivazione verso il cristianesimo alle spese della psicanalisi, ma puramente e semplicemente una deriva verso il paganesimo, ciò che è molto più pericoloso. Freud se ne rese anche conto, ha temuto questo distorsione, la sua corrispondenza con Jung ne rende testimonianza. (1) "Per me, che ero cresciuto senza padre e
avevo sofferto tutta la mia vita a causa di una educazione unilaterale
e troppo indulgente, fu una meraviglia vedere la bellezza di questa
vita familiare
malgrado la grandezza quasi inumana del capo
famiglia (Freud)
" (Correspondance
pagina 207,
lettera del 12-12-1939, Pfister alla Signora Freud).
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