chiesa evangelica peschiera

La violenza verbale
prepara quella fisica

La tesi del pedopsichiatra canadese Philip Ney è che
un vocabolario disumanizzante costituisce l'ultima tappa prima
delle aggressioni fisiche.


La persecuzione verbale precede la persecuzione fisica e l'omicidio. Sembra anche che l'aggressore, la vittima e i testimoni contribuiscono tutti ad una spirale degradante nella quale un vocabolario dispregiativo rende possibile, accettabile ed anche vantaggioso lo sterminio dei più deboli. Anche se questo fenomeno non è ancora stato quantificato, da ciò che ne dicono diversi attenti osservatori, si sta imponendo in molti paesi "civilizzati".

Il fenomeno del capro espiatorio

Quando un individuo o un gruppo si sente minacciato perché la vita si mostra sempre meno comoda, tenta di premunirsi contro le conseguenze sgradevoli che prevede isolando tutti coloro che sono deboli e più vulnerabili facendone poi dei capri espiatori. Il fenomeno del capro espiatorio sorge quando un individuo o un gruppo non può, o non vuole, affrontare i propri problemi perchè è qualcosa di troppo doloroso. Possiamo tutti imparare dalla Storia, ma la Storia più rivelatrice è anche quella più dolorosa, la più nascosta, ed è questa la ragione per la quale gli individui e le collettività fanno così tanta fatica a farsene carico.
Paolo descrive il declino della verità e della civiltà nella sua Lettera ai Romani, al capitolo 1 (La Bibbia, Nuovo Testamento). La gente preferisce l'ignoranza alla verità che si trova nella persona di Dio. Così facendo, perde il contatto con la realtà e fà sempre più fatica a controllare il suo pensiero e il suo comportamento. Pensando che la conoscenza del bene e del male non li distruggerà, le persone si prendono per degli dei. Nella loro fragile arroganza, concepiscono collera contro coloro che sono innocenti e/o dipendenti, perché questi ultimi, chiaramente, disturbano la loro propria ricerca di divinità.
Credendo di non essere implicati né che questo li riguardi, i testimoni osservano lo svolgimento di questa tragedia, ma hanno paura di rischiare la loro reputazione, o la loro vita, senza afferrare che, con la loro passività, contribuiscono di fatto al problema che vorrebbero evitare. Diventano sempre più dimissionari, fino ad essere isolati e più vulnerabili.

L'abuso che fà più danni

Le ricerche sull'argomento hanno dimostrato che l'abuso verbale è la forma di abuso che reca più danni. Insidia l'autostima e instilla un pessimismo che le persono tendono a tradurre nei fatti. L'abuso verbale è il più pericoloso perché non si ferma mai. Ciò che viene detto al bambino, da adulto se lo ripeterà per il resto dei suoi giorni. Il rispetto che si ha per sé stessi sarà riprodotto sugli altri.
La negligenza (fin nelle scuole domenicali delle chiese) rende il bambino più vulnerabile e lo predispone ad altre forme di abuso. Il bambino negletto si svaluta: <<Non sono un gran ché, la prova è che nessuno mi dà ciò di cui ho bisogno. Me lo dicono chiaro e tondo: "sei solo uno piccolo e sporco buono a nulla!">>
Il processo di disumanizzazione verbale comincia lentamente e in modo molto sottile. Ma finisce con l'essere drammatico, rapido e inarrestabile. Se ne vede un esempio nelle famiglie. La giovane coppia in situazione di gravidanza "non desiderata", generalmente immatura e sprovvista di risorse, non è in grado di accogliere il bambino come un essere pienamente umano, e ne parla come di una cosa. Non ha considerazioni durante la gravidanza, e mette sotto stress il bambino mettendo sotto stress la madre. Alla nascita, nella logica della svalutazione, sarà negligente al momento di dare il nome al bambino. Se l'interesse dei genitori è rivolto ad una carriera, potrebbero cominciare a dire, " ritorno al mio lavoro, occupatene tu!" Quando delle parole dure non bastano a correggere i difetti di un bambino, arrivano a trattarlo duramente, fino all'abuso fisico fatale.
In una cultura che determina il valore delle persone in funzione della loro produttività, del loro consumo, del divertimento che procurano, e che toglie loro valore se sono di poco interesse e dipendenti, questa coppia sarà molto ricettiva alla retorica che fa di un nascituro un "feto" o un "embrione", vale a dire tutto meno che un essere umano completo. Si convince, ed è persuasa dai vari sostenitori dell'aborto che la soluzione migliore e di sbarazzarsi di quella "cosa".

Un processo a tappe

1. Si toglie valore a coloro che sono dipendenti dagli altri
Oggi si invalida il discorso che deplora il costo dell'educazione di un bambino o che getta un'ombra sulla motivazione delle madri a rimanere a casa. I governi si lamentano dell'aumento delle spese per la sanità e cominciano a inventare delle giustificazioni alla diminuzione delle popolazioni, come la bomba demografica o il restringimento dello strato di ozono. Gli anziani sono chiamati "i vecchi", e i bambini nel seno materno dei "pre-umani", che "non sentono". Ovviamente si denunciano i maltrattamenti nelle case di riposo per anziani o negli asili nido, ma quando sono emesse le condanne queste sono di solito molto leggere. Una opposizione imbarazzante viene qualificata come "ostinata, passionale, "che capisce solo il linguaggio della forza".
2. Trasferimento di terminologia
Dei gruppi ritenuti minacciosi e irritanti, sono qualificati con epiteti degradanti: attivisti, estremisti... dei termini che finiscono con l'essere assimilati con quello che crea la paura legittima, "terrorista". Nel seno materno non c'è più un bambino ma un parassita. Gli anziani non sono più fonte di saggezza, ma una causa di rottura dell'equilibrio familiare e di stress per coloro che se ne occupano. Coloro che si interpongono e cercano di opporsi a questo ingranaggio vengono messi nella stessa categoria. Vengono chiamati fondamentalisti, omofobi, ecc.
3. I media ficcano il naso
A questo stadio si assiste alla sproporzionata e parziale copertura mediatica degli agitatori, dei quali si cita la retorica disumanizzante. L'opposizione, isolata nelle parole, adesso lo diventa fisicamente, in ghetti o luoghi di reclusione "per la loro stessa protezione". L'assassinio di innocenti è ancora illegale, ma coloro che lo commettono non vengono perseguiti.
4. Una compassione colpevole
I tribunali sono persuasi di decidere a favore di "poveri genitori che non sono in grado di assumersi il carico di un vegetale per il resto dei loro giorni". "La sua qualità di vita è nulla, perciò bisogna staccare la spina, mossi dalla compassione". Ora diventa lecito uccidere coloro che abbiamo disumanizzato a parole.
5. La guerra giusta
Le persone ordinarie sono diventate "il nemico", sono sprovviste di buonsenso e di umanità. Le "persone perbene" vengono dunque invitate ad uccidere. Vengono pagate per farlo, purché questo sia fatto in modo rapido e pulito. Anche se pratica il crimine, il dottore diventa ricco e ne facciamo l'Umanista dell'Anno.
6. Genocidio
Vengono instaurate leggi che rendono il genocidio allo stesso tempo legale e redditizio. La distruzione di massa è il più possibile rapida e poco costosa. Il risultato è il caos, e velocemente si avverte una crisi sociale durevole, che, se non viene affrontata, genera una catastrofe: "Se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno ce la farebbe a sopravvivere" (Gesù, Evangelo di Matteo cap.24, La Bibbia).
7. Imparare ad affermarsi e ad affermare l'altro
E' la responsabilità di ognuno far fronte ai qualificativi degradanti indirizzati a sé stessi e agli altri. Il re Davide e Giobbe si sono amaramente lamentati a proposito delle cattive parole che venivano pronunciate contro di loro (Salmi e Libro di Giobbe, La Bibbia).
Nell'amare gli altri, noi amiamo noi stessi. Odiando distruggiamo noi stessi, e disumanizzando gli altri perdiamo la nostra propria umanità. Quando si prende Gesù come esempio, bisogna insegnare alle persone che corrono il rischio, in una certa misura, di essere disumanizzati, a far fronte al disprezzo e ad affermare se stessi e ad affermare coloro che ne sono incapaci: per esempio, "Voi parlate di un feto, io so che si tratta di una persona, proprio come me." Bisogna che le persone difendano gli altri come difenderebbero se stesse...

Philip Ney