|
chiesa evangelica peschiera Mousalaha Una riconciliazione nel nome di Gesù Cristo Negli ambienti evangelici, la discussione
riguardante la questione di Israele è accanita. Per molto tempo
il dibattito è stato ingabbiato da coloro che pensavano che
ogni evangelico doveva e poteva solo essere un incondizionato sostenitore
dello Stato d'Israele. I tempi cambiano, fra altre cose grazie ad
una migliore conoscenza della comunità evangelica palestinese. L'avventura di "Mousalaha" ("riconciliazione"
in arabo) cominciò quando uno dei miei studenti del Collegio
biblico di Betlemme mi fece questa domanda: "Quando rientro
a casa mia dopo le lezioni, mi disse, devo attraversare il posto di
blocco e i soldati israeliani mi maltrattano. Ho 19 anni, la loro
stessa età. Se deponessero l'uniforme e il loro fucile, potrei
dar loro una lezione di judo". La sua dignità era
violentata ed egli era umiliato. Aggiunse: "Io sono cristiano
Cosa farebbe Gesù al mio posto, quando devo passare attraverso
questa umiliazione 2 o 3 volte al giorno?" Continuò
con altre domande: "Quando arrivo a casa, incontro dei giovani
che parlano della loro situazione: anche loro devono passare questi
posti di blocco, non possono lasciare la loro cittadina e la loro
vita è difficile. Mi hanno raccontato che non tanto tempo fa,
dei coloni si sono appropriati di un terreno del loro villaggio. Vogliono
costruirvi una colonia ebraica. Mi hanno detto: 'Dobbiamo organizzarci.
Dobbiamo manifestare nelle strade e lanciare pietre contro i soldati'.
Posso solo immedesimarmi, aggiunse il mio studente. La nostra situazione
peggiora di giorno in giorno, ma ho paura di andare contro la mia
etica cristiana, se mi ritrovo trascinato nella violenza. Se rifiuto
di unirmi a loro, sarò considerato un traditore. Cosa farebbe
Gesù al mio posto?" Palestinesi e portatori di un altro sguardo I cristiani palestinesi si trovano in una situazione
unica ed eccezionale. Voi cristiani occidentali, conoscete bene la
relazione fra ebrei e cristiani nei vostri paesi. Vi avvicinate al
Medio Oriente con nell'animo l'epoca della Bibbia e il tempo "romantico"
nel quale Davide uccise Goliath, oppure pensate alla vostra visita
in Israele ed in particolare a quei momenti in cui la Bibbia è
diventata vivente per voi grazie a quel soggiorno nel contesto in
cui venne scritta. Quando pensate alla nostra regione, pensate ai
trattamenti inflitti agli ebrei in Europa durante la Seconda Guerra
mondiale o allora considerate che, come alcuni credono, ciò
che oggi avviene nella vita dei palestinesi sia il compimento delle
profezie bibliche. A mio parere, non sono soltanto i nostri studenti che
devono porsi queste domande, ma i cristiani del mondo intero. La comunità
cristiana palestinese, che è passata in pochi decenni dal 20%
al 2% della popolazione palestinese, rappresenta la comunità
cristiana più problematica della storia, ma questa comunità
sta facendo l'esperienza di un risveglio. La gente viene in chiesa,
non soltanto per trovare una speranza in Gesù Cristo, ma anche
per incontrare il prossimo. Ed è questo che anche noi vogliamo
proporre. A suo tempo, ho desiderato che quello studente potesse fare
altre esperienze con gli israeliani di quelle fatte con i soldati
ed i coloni. Speravo in una esperienza positiva con gli ebrei messianici,
che sono nostri fratelli nella fede in Cristo. "Forse attraverso
simili incontri, dicevo a me stesso, troveremo delle risposte." Una prima conferenza Era una buonissima idea
ma il risultato fu disastroso.
Organizzammo una conferenza e riunimmo dei cristiani ebrei e palestinesi.
Volevamo dimostrare al nostro popolo che noi siamo riconciliati con
Dio e gli uni con gli altri, perché Gesù ha cambiato
i nostri cuori. Non dobbiamo dunque, per questa ragione, essere una
luce per i nostri fratelli e sorelle? Iniziammo dunque la conferenza
con un bellissimo momento di lode a Dio. Dopo di questo ci dividemmo
in piccoli gruppi sperando che in quei momenti di comunione più
intima ognuno imparasse a conoscere l'altro. Durante quel momento,
due fratelli palestinesi vennero a dirmi: "Vorremmo parlarti
dei tuoi amici ebrei. Sai cosa ci hanno detto? Che se noi cristiani
palestinesi leggessimo più attentamente la Bibbia, ci accorgeremmo
che questo paese appartiene a loro e che non è nostro! Secondo
loro, ciò che stiamo vivendo è il compimento delle profezie!
Se noi non accettiamo questo fatto ciò significa che abbiamo
un problema con Dio!" Scegliere la via di Gesù Cristo Noi facciamo spesso commenti sul modo di vivere degli altri, sul loro modo di parlare, di vestirsi, di mangiare, ecc. Essi non sono soltanto diversi, forse sono anche diventati nostri nemici? Qui si trova appunto il test per il cristiano. Abbiamo due opzioni. Se ammazzano due di noi, noi ne ammazziamo quattro di loro! Così entriamo in quel circolo vizioso della difesa della nostra identità e della vendetta. Molti innocenti vengono uccisi in questo modo. Noi ne ignoriamo le ragioni e non sappiamo neanche più quando iniziò il conflitto. Seconda opzione: possiamo scegliere la via di Gesù. Questa era precisamente la sfida che avevamo dinanzi. Quei versetti della lettera di Giovanni ci dicono: "Questo vicino, questo collega, anche se non parla la tua lingua, è stato creato da Dio e Gesù lo ha segnato con il suo suggello." Se mi trovo in conflitto con lui pensando di essere io il buono e lui il cattivo, noi entriamo nella logica del noi contro di loro. Siamo anche tentati di generalizzare la situazione e di farne la ragione di una lotta fra arabi ed ebrei, fra mussulmani e cristiani ma tutti i cristiani non sono identici. Non credono tutti esattamente la stessa cosa. E così anche per gli ebrei, come per i mussulmani. In una situazione di conflitto, si generalizza e si fanno paragoni. Vogliamo ritrovarci superiori agli altri. Questo fenomeno si chiama disumanizzazione. Noi non vediamo più l'immagine di Dio nell'altro che è stato anch'egli creato dal Signore. La disumanizzazione del prossimo Nella nostra cultura, abbiamo scoperto che all'età
di cinque anni i bambini hanno un'idea molto chiara dei loro nemici.
Essi la ricevono attraverso la scuola ed i loro genitori. Mia moglie
si trovava in un parco in Israele e, vicino a lei, c'era una mamma
ebrea che giocava con sua figlia. La madre ha chiesto a sua figlia
di rientrare a casa ma sua figlia non voleva, finché hanno
iniziato a litigare e la mamma le ha detto: "Se rimani qui
al parco, gli arabi verranno a sequestrarti." L'indomani
mi trovavo a Betlemme e una madre palestinese discuteva con suo figlio.
Lui non voleva ascoltarla. Così hanno iniziato a litigare e
la mamma gli ha detto: "Adesso vado cercare i soldati israeliani."
Si può ridere di tutto questo, ma simili propositi producono
un effetto disastroso sui nostri figli. Per di più, spesso
passiamo dalla disumanizzazione alla demonizzazione quando usiamo
la religione per giustificare il nostro atteggiamento di rigetto dell'altro.
Spesso utilizziamo addirittura la Bibbia come un'arma contro gli altri. Due famiglie nella stessa casa Vorrei illustrare l a mia affermazione con una esperienza
che ho vissuto alcuni anni fa. Insegnavo in Germania e beneficiavo
dei servizi di un autista tedesco. Gli chiesi cosa pensavano i tedeschi
dei francesi. Mi rispose: "Non li amiamo!" Aggiunsi.
"Cosa pensa che i francesi pensano di voi?" Mi rispose.
"E' probabile che neanche loro ci amano!" Da una
parte c'è la Francia, dall'altra la Germania. Nella nostra
situazione mediorientale, abbiamo due nazioni nello stesso paese.
Durante la notte ci sono tanti israeliani e tanti palestinesi che
sognano che al loro risveglio non ci saranno più palestinesi,
o più ebrei. Ci svegliamo e ci ricordiamo con dolore la realtà
della nostra esistenza. L'importanza di un lavoro sulla memoria In una ricerca di riconciliazione, lavorare sulla memoria
e sui ricordi è molto importante. Provate ad immaginare che
incontrate qualcuno che non avete rivisto da tanti anni. Questa persona
vi ha ferito. Alla sua vista, tutte le vostre emozioni ritornano in
superficie. Pensavate che avevate risolto il problema e che l'avevate
perdonata, ma ad un tratto provate qualcosa di molto forte contro
questa persona. Il deserto per liberare la memoria Come possiamo lavorare sulla memoria sui ricordi dei
cristiani palestinesi e degli israeliani? Come possiamo unirli? La
nostra risposta fu: portarli nel deserto. La prima volta che lo facemmo,
negli anni '90, quindici palestinesi, fra i quali alcuni erano stati
implicati in atti di violenza, e quindici israeliani, fra i quali
alcuni erano stati soldati nell'esercito, vennero con noi. Ci volettero
alcuni mesi per convincerli a partecipare a questa esperienza. Un impatto sul nostro ambiente Il deserto divenne dunque il luogo dove imparammo a
costruire delle relazioni nuove e dove vedemmo un impatto sulle persone
intorno a noi. Un esempio: un giorno eravamo sopra una montagna in
Galilea e la sera, intorno al fuoco, lodammo Dio in arabo e in ebraico.
Ad un tratto sentimmo dei rumori. Apparve un gruppo di soldati israeliani.
Ci dissero: "Abbiamo sentito parlare in arabo e in ebraico.
Cosa succede qui?" Spiegammo loro chi eravamo e passarono
la serata con noi per imparare a conoscere un po' il nostro Dio. Solo un atto divino può fondare la riconciliazione Alla fine della sua vita Gesù pregò: "Ti
chiedo che siano uno. Come tu, Padre, sei in me e come io sono in
te, che siano uno in noi affinché il mondo creda che sei tu
che mi hai inviato" (evangelo di Giovanni 17.21). Gesù
stava attraversando il periodo più intenso della sua vita.
Sapeva che lo avrebbero crocifisso. Egli pregava per se stesso, per
i suoi discepoli e poi ha pregato per noi. Ha pregato per coloro che
non hanno visto ciò che Egli ha fatto. Ha pregato anche per
noi che abbiamo soltanto sentito ciò che è successo,
affinché possiamo credere in Lui e diventare uno come Lui e
il Padre sono uno, affinché il mondo creda che Egli è
stato mandato dal Padre. Tutti davanti ad una scelta Questa realtà del lavoro di riconciliazione non
è necessaria soltanto per noi in Palestina e Israele. E' valida
anche per voi. Ognuno è messo davanti ad una scelta: tenersi
i propri rimproveri, avere un atteggiamento di vittima, autorizzarsi
a dire del male degli altri che non amiamo o che ci hanno fatto del
male. Questa scelta, la ritroviamo in tutte le nostre sfere di attività:
al lavoro, nella famiglia, con i nostri vicini ed anche con gli altri
membri della nostra chiesa. Salim Mounayir
|