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Essere qualcuno

Marilyn Manson "The nobodies"

Oggi sono uno marcio
E ho voglia di essere uno per bene
Domani so già che che sarò solo un rifiuto
Non siamo nessuno
Vogliamo essere delle persone
Il giorno che saremo morti
Allora sapranno chi siamo

Ieri ero uno marcio
Avevo voglia di essere uno per bene
Io so che sarò per sempre soltanto un rifiuto
Non siamo nessuno
Vogliamo essere delle persone
Il giorno che saremo morti
Allora sapranno chi siamo

Molti bambini sono morti l'altro giorno
Abbiamo ingozzato delle macchine e abbiamo pregato
Abbiamo vomitato dappertutto con una fede scialba
Dovevi vedere che audience quel giorno

Aprile 1999: nella città di Colombine, Colorado, due adolescenti, fans di Marilyn Manson, sparano ai loro compagni di liceo. Uccidono quindici persone, ne feriscono diverse altre e si suicidano. Follia all'americana e solite polemiche: dell'uovo e della gallina chi ha cominciato? L'opinione pubblica spara a zero sul cantante androgino dal look iper decadente, dalle parole provocatorie, sulfuree. Ha preso il dolce nome di una seduttrice e, per gusto per il contrasto, ha indossato il duro cognome del famoso Charles Manson, che massacrò parecchie persone, fra le quali la moglie del regista Roman Polanski. "Guarda caso, è successo l'anno della mia nascita", commenta. Era il 1969, anno maledetto se ce ne fu visto che ebbe luogo il memorabile concerto di Altamont, quel Woodstock a rovescio nel quale un uomo di colore venne assassinato nel bel mezzo del concerto dei Rolling Stones da Hell's Angels fradici di birra. Ma Manson (Marilyn), colui che viene stigmatizzato, si difende: "Dopo Columbine, ero veramente costernato per tutte le persone coinvolte. Ma quando gli americani cercano le ragioni per le quali gli adolescenti si sparano addosso, dimenticano la cosa più semplice: hanno creato la rabbia in questa cultura, quel sentimento che non sei mai all'altezza. (...) Quando vendevano la loro paura, hanno cercato di utilizzarmi nel loro piano di marketing, ma non mi sono lasciato manipolare... tutti sono responsabili." (1)

Uscire dall'anonimato

"The nobodies" fa parte dell'album "Holy Wood (In The Valley Of The Shadows Of Death". L'allusione è a Hollywood, dove vive - Holy Wood , in due parole e con una sola elle, significa "bosco sacro". La parentesi del titolo è una limpida citazione del Salmo 23.4, "nella valle dll'ombra della morte", quella morte che lo assilla continuamente.
Dov'è la parte di sincerità, dov'è la parte di folclore pseudo-biblico, dov'è la parte della provocazione? E' difficile da capire. Detto questo, "The nobodies" non sembra superficiale. Evocazione evidente del dramma di Columbine, su delle tonalità scure e poi violente, questa canzone evoca bene l'anonimato del quale soffre la gioventù dei paesi ricchi, sprovvista di obbiettivi e di ideali, allo stesso tempo disgustata e attirata dalla standardizzazione (odio gli americani ma calzo delle Nike), demotivata dalla prospettiva della disoccupazione, lo sfascio dell'ascensore sociale o dallo spettro della regressione sociale.
"Non siamo niente, cerchiamo di essere tutto", diceva l'Internationale. Più modesto, Marilyn Manson scrive: "Non siamo nessuno/Vogliamo essere delle persone". Letteralmente: "Siamo i nessuno; vogliamo essere dei qualcuno". Cosa si può obbiettare ad una tale aspirazione? Quando siamo considerati niente, diluiti nella massa, fusi nella mancanza di significato, non è forse legittimo volere esistere agli occhi degli altri? Il Signore stesso vuole colmare la nostra aspirazione a volere essere qualcuno. Riprendendo una parola dell'Eterno così come fu trasmessa dal profeta Osea, l'apostolo Paolo scrive: "Colui che non era il mio popolo, io lo chiamerò mio popolo. Colei che non era l'amata, io la chiamerò amata. Nel luogo stesso dove fu loro detto: Non siete il mio popolo, lì si dirà loro: Siete i figli del Dio vivente".(2)
Sì, Giudei, Palestinesi, Americani, Svizzeri, Francesi o Italiani della "Vecchia Europa", abbiamo tutti bisogno di esistere davanti a qualcuno, di sapere che questo Qualcuno ci considera come qualcos'altro che un rifiuto.
Il problema è di sapere come farsi riconoscere, come farsi conoscere. Essere sulla prima pagina dei giornali dopo avere ammazzato i propri compagni ed essersi uccisi non è sicuramente un metodo accettabile né molto intelligente. Questa è disperazione trasformata in crimine, dunque moltiplicata.
Essere qualcuno, "farsi un nome". Ricorda una vecchia storia: "Forza! Costruiamoci una città! Faremo una torre alta fino al cielo! Così diventeremo famosi e non saremo dispersi in ogni parte del mondo!" (3). Per esistere agli occhi degli uomini, e finanche agli occhi di Dio, alcuni provano "Star Academy", altri massacrano i loro vicini, e altri ancora edificano torri a Babele o a Manhattan.

Uno sguardo che dà valore

I nostri media sono pieni di queste persone che si fanno valere a colpi di scena. La povertà interiore genera atteggiamenti vistosi affinché gli altri guardino. E' curioso questo bisogno di essere ammirati dalla folla, e ciò si ottiene con artifici irrisori. Ma è in un'altra ottica che il Dio dell'universo fissa il suo sguardo su di noi. Nel momento di scegliere colui che sarebbe diventato il più grande re d'Israele e l'antenato di Gesù, l'Eterno preferì colui che passava inosservato in mezzo ai suoi fratelli più grandi: "Quel che vede l'uomo non conta: l'uomo guarda all'apparenza, ma il Signore guarda il cuore" (4).

Gli edificatori di Babele, i giovani assassini di Colombine, Marilyn Manson, Saddam Hussein o George Bush: che cosa importano i loro rispettivi eccessi? E' la loro realtà interiore che peserà sulla bilancia; e se ognuno di noi si persuade che lì è la misura del nostro valore, tante tragedie potranno essere evitate.

1."Guitar Part" , marzo 2001
2. Bibbia, lettera di Paolo ai Romani 9.25-26; Osea 2.23,25
3. Bibbia, libro della Genesi 11.4
4. Bibbia, primo libro di Samuele 16.7