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Dio può abitare uno spirito malato

Intervista al dottor Daniel Déjardin, psichiatra

Un numero crescente di persone prendono psicofarmaci. I cristiani non sono risparmiati dalla moltiplicazione di disordini "psi". Com' è possibile?
La fede cristiana non è un'assicurazione felicità! Viviamo in un'epoca che non lascia più spazio alla sofferenza psichica, e che vuole assolutamente curarla medicalmente, non appena appare. Il lutto, per esempio, può prendere una forma depressiva: ora questa viene immediatamente "psichiatrizzata", "medicinalizzata", se ne fa una malattia. Si tratta piuttosto di fasi di maturazione, anche se dolorose, proprie dell'esistenza.
Come cristiano, sono richiamato nel vedere questo bisogno di colmare l'attuale vuoto culturale davanti all'enigma della sofferenza attraverso risposte mediche, o, negli ambienti evangelici, attraverso ogni specie di teorie filosofiche o teologiche. Non bisogna neanche sottovalutare gli interessi commerciali. Le aziende farmacologiche esercitano una pressione, in modo particolare sui medici di base, per "psichiatrizzare" tutte le sofferenze della vita, e "medicinalizzarle".

In che modo le malattie psichiche intaccano la fede?
E' una domanda da affrontare con degli esempi. Il credente leso da uno stato depressivo passa attraverso un dubbio che invade tutte le sue rappresentazioni, tutte le sue certezze. C'è un calo nell'autostima, vacillano dei fondamenti, e questo tocca anche la fede. Malgrado ciò, il "nocciolo duro" della fede personale rimane una roccia che non viene intaccata; questa è la mia esperienza. Vi è qui una complementarietà di approccio fra l'accompagnamento spirituale, vocazione della chiesa, e la psicoterapia. Nel caso di malattie psicotiche come la schizofrenia, la difficoltà sta nel fare una giusta distinzione fra l'immaginario e ciò che le viene portato come elemento esterno. I dati biblici saranno infiltrati da elementi deliranti e prioiettivi. Il lavoro di accompagnamento spirituale non avrà come scopo di curare la schizofrenia ma di aiutare la comunione con il Dio della Scrittura attraverso la decontaminazione delle rappresentazioni di Dio. E' il "ministerio di separazione e di luce", come mi piace definirlo secondo il testo della Genesi.

La chiesa è in grado di lasciare spazio ai fedeli che soffrono di malattie psichiatriche? Come potrebbe progredire in questo ambito?
Direi che la chiesa accoglie abbastanza bene gli ammalati di mente e lascia loro uno spazio considerandoli fratelli e sorelle. E' un bell'esempio di integrazione nella città. Se vi sono progressi da fare, sarebbe soprattutto nell'ambito del giudizio legalistico. Ho in mente una persona schizofrenica messa all'indice per il suo consumo di tabacco. Il consumo di tabacco è sempre presente, è un modo di trattare la sua angoscia. La chiesa ha un ministerio di accoglienza della differenza, di ciò che è strano. Deve accettare che la vita del cristiano sia anche marcata da handicap e limiti, e anche che Dio, tramite il suo Spirito, possa abitare uno spirito malato.

Queste persone hanno una speranza di guarire, in modo progressivo o spettacolare?
Ho potuto osservare, nell'ambito dell'incontro con Cristo, delle trasformazioni nelle personalità; per esempio delle persone particolarmente colleriche, distruttrici e violente che non manifestano più tali comportamenti dopo la loro nuova nascita. Per uno psichiatra c'è lì qualcosa di eccezionale. Dall'altro lato, ci sono credenti che rimangono depressivi per molti anni. Tutto avviene come se la depressione fosse diventata per loro un modo di essere. E' la loro sofferenza, eppure Dio è in loro...

Testimonianza

"E' nelle mie fasi maniacali che la chiesa non è più adeguata". Fabiana, 48 anni, è membro di una chiesa evangelica. Se non ritiene ingiusto essere messa da parte quando "va fuori di testa", deplora che non sia visitata di più. "So che è difficile per loro. In quei momenti non mi rendo conto che qualcosa non quadra, per me tutto va bene..."
Fabiana descrive le sue fasi maniacali come delle esperienze spirituali. "Quelle voci che mi parlano in continuazione, le attribuisco a Dio. I versetti biblici mi saltano agli occhi: mi parlano molto più del solito. Prego più di quanto sono abituata. Ho anche visto cose nello Spirito che si sono poi realizzate. E' come se fossi con Gesù sulla montagna della trasfigurazione". Il momento più difficile, per Fabiana, è quello del ritorno alla realtà. "E' allora che mi rendo conto delle stupidate che ho fatto, i litigi con le persone. A quel punto faccio fatica a capire il perché di questa spina nella mia carne."