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chiesa evangelica peschiera Lo straniero tra le nostre mura Chi è lo straniero? Persone di altri paesi e cultura vengono a vivere da
noi: sentiamo il dovere di accoglierli? Gli stranieri siamo noi! E se accettassimo il fatto che siamo noi gli stranieri? Perché lo straniero dovrebbe essere sempre l'altro, colui che differisce da noi? Egli non fa altro che restituire l'immagine che ognuno dà a vedere, in un faccia a faccia spesso rivelatore. Bisognerebbe ammettere che sulla terra ci sono solo stranieri! Ognuno di noi è percepito da altri come straniero. Siamo sempre lo straniero di qualcuno. Meglio conosciamo le nostre radici e la nostra cultura, più mettiamo a fuoco le nostre idee e consolidiamo il nostro carattere, più diventiamo stranieri. Secondo il pensatore Jabès: "Non nasciamo stranieri. Lo diventiamo man mano che ci affermiamo". Quanto più siamo noi stessi, tanto più siamo qualcuno che sta di fronte e che stona, che interpella, che obbliga a prendere posizione, a rispondere. Allo stesso modo, colui o colei che sta davanti a noi ci obbliga a metterci in discussione a causa della reciproca diversità. Lo straniero è un' occasione per aprire gli occhi, ma anche le orecchie, la bocca, le mani, il naso, lo spirito. Un' occasione di crescita e arricchimento. Il confronto con l'altro. Lo straniero è la sola immagine
di quel Dio che ci raggiunge lì dove ci troviamo. Lo straniero
è creato a immagine di Dio. Lo straniero ci mette davanti all'
altro, a qualcuno che nel confronto ci permette di capire meglio noi
stessi. Non si tratta quindi di vivere con gli altri ognuno nel proprio
angolino, tollerandosi nell'indifferenza reciproca! Vivere insieme
comporta il rischio di coabitare veramente , di avere a che fare con
chi è diverso, che ci disturba, che non appartiene al nostro
mondo, alla nostra cultura, alle nostre convinzioni.
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