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Lo straniero tra le nostre mura

Chi è lo straniero?

Persone di altri paesi e cultura vengono a vivere da noi: sentiamo il dovere di accoglierli?
Ma chi è veramente lo "straniero"? Cosa significa accoglierlo e lasciarci accogliere da lui?
Noi vediamo lo straniero solo in quanto tale, come se fosse una sorta di categoria onnicomprensiva in cui identificare tutto ciò che differisce dalla nostra cultura e dalla nostra identità. Accogliere lo straniero è cosa nobile. Ma accogliere lo straniero significa ammettere che ci sono due categorie di essere umani: noi e gli altri. Malgrado i buoni sentimenti che spingono all'accoglienza permane quella specie di egocentrismo che riduce tutti gli altri ad essere classificati in una categoria sola: gli stranieri . Visti così essi diventano come dei fantasmi, oggetti di diffidenza, angoscia e paura. Tutto ciò porta a volerne ammettere solo una certa percentuale, privilegiando le cifre agli esseri umani. Perché anche quando parliamo di accoglierli, li teniamo relegati nella categoria che produce in noi sentimenti negativi.

Gli stranieri siamo noi!

E se accettassimo il fatto che siamo noi gli stranieri? Perché lo straniero dovrebbe essere sempre l'altro, colui che differisce da noi? Egli non fa altro che restituire l'immagine che ognuno dà a vedere, in un faccia a faccia spesso rivelatore. Bisognerebbe ammettere che sulla terra ci sono solo stranieri! Ognuno di noi è percepito da altri come straniero. Siamo sempre lo straniero di qualcuno. Meglio conosciamo le nostre radici e la nostra cultura, più mettiamo a fuoco le nostre idee e consolidiamo il nostro carattere, più diventiamo stranieri. Secondo il pensatore Jabès: "Non nasciamo stranieri. Lo diventiamo man mano che ci affermiamo". Quanto più siamo noi stessi, tanto più siamo qualcuno che sta di fronte e che stona, che interpella, che obbliga a prendere posizione, a rispondere. Allo stesso modo, colui o colei che sta davanti a noi ci obbliga a metterci in discussione a causa della reciproca diversità. Lo straniero è un' occasione per aprire gli occhi, ma anche le orecchie, la bocca, le mani, il naso, lo spirito. Un' occasione di crescita e arricchimento.

Il confronto con l'altro.

Lo straniero è la sola immagine di quel Dio che ci raggiunge lì dove ci troviamo. Lo straniero è creato a immagine di Dio. Lo straniero ci mette davanti all' altro, a qualcuno che nel confronto ci permette di capire meglio noi stessi. Non si tratta quindi di vivere con gli altri ognuno nel proprio angolino, tollerandosi nell'indifferenza reciproca! Vivere insieme comporta il rischio di coabitare veramente , di avere a che fare con chi è diverso, che ci disturba, che non appartiene al nostro mondo, alla nostra cultura, alle nostre convinzioni.
Il confronto è quel momento di verità che ci permette di capire noi stessi, rapportandoci all'altro. Come scrive l'apostolo Paolo: "Ora la nostra visione è confusa, come in un antico specchio, ma un giorno saremo faccia a faccia dinanzi a Dio. Ora lo conosco solo in parte, ma un giorno lo conoscerò come Lui mi conosce" (la Bibbia, prima lettera di Paolo ai Corinzi, 13.12). E' nel faccia a faccia con Colui che ci è completamente altro che ci scopriamo e ci conosciamo veramente.