chiesa evangelica peschiera

Lettera aperta a
un ex ministro della sanità

Egregio Signor Ministro Girolamo Sirchia,

è un atto doveroso esprimerLe la gratitudine come cittadini per il servizio da Lei svolto per la nostra collettività. Apprezziamo l'impegno e la serietà con cui Lei sta svolgendo il suo lavoro.

Siamo una comunità evangelica che svolge il proprio servizio nell'annuncio del vangelo particolarmente nella città di Mantova, dove è iniziata la nostra testimonianza intorno all'anno 1965. Nella nostra città il movimento evangelico era sorto già nella prima metà del 1500 grazie ad un forte risveglio spirituale suscitato dalla riscoperta del valore della Bibbia, sull'esempio di diversi paesi d'oltralpe. Tale movimento protestante era di vasta portata avendo coinvolto sia la classe più umile, sia gli artigiani, sia alcuni rappresentanti della nobiltà. L'intervento dell' Inquisizione, che ha operato per oltre 40 anni nel nostro territorio particolarmente dopo il concilio di Trento ha sradicato, con metodi molto violenti, questo movimento orientato al ritorno alla Bibbia, col risultato che per oltre 300 anni non si è più avuto sentore di una presenza evidente del protestantesimo nella nostra città. Bisogna attendere il periodo dei moti risorgimentali per trovare nella sinistra mazziniana e garibaldina un terreno fertile per una nuova diffusione delle dottrine della Riforma.

Il tema che vorremmo porre alla Sua cortese attenzione è quello relativo all'aborto, reso legale nella nostra legislazione fin dal 1978. Dal punto di vista statistico si calcola che dal 1978 al 2001 siano stati compiuti in Italia 4.067.812 aborti volontari, con una media annua che è andata stabilizzandosi sui 140.000 all'anno. Il che vuol dire che nel nostro paese si è avuto un numero di vittime ufficiali pari al triplo delle vittime italiane delle due guerre mondiali messe assieme. Significa che ogni 4 minuti viene consumato un aborto. Come è noto in questo periodo nel nostro paese è sorto un forte interesse sul problema della regolamentazione della detenzione dei cani, che pur ogni anno provocano migliaia di incidenti. E' certamente un problema da non sottovalutare, ma chi si interessa con altrettanto calore dell' uccisione di tanti neonati ogni giorno? Il fatto che sia stata approvata una legge che regolamenta tale prassi non ci pare autorizzi alcuno di noi a relegare in un angolo, come un dato acquisito, un problema tanto importante. Non lo hanno dimenticato negli Usa dove recentemente il Senato ha approvato l'abolizione di un metodo abortivo barbaro ivi utilizzato, chiamato il "partial abortion", effettuato nell'ultimo trimestre delle gestazione.
Signor Ministro, esistono delle foto in Internet dove vengono mostrati dei bimbi che hanno subito tecniche diverse di aborto: ebbene al di là di ogni dibattito sul quando incomincia una vita, sul volto di questi bambini appare un' evidente sofferenza infinita.
Qualcuno ci ha fatto credere che l'aborto permette la salvaguardia della vita dalla madre da eventuali danni anche psicologici. Ma siamo disposti a credere a queste bugie? Dai resoconti parlamentari si appura invece che l'aborto è diventato semplicemente un metodo di contraccezione. I casi in cui c'è davvero pericolo per la vita della madre sono trascurabili e a loro potrebbe essere riservato un trattamento particolare. Purtroppo milioni di esseri umani sono sacrificati all'altare di una fantomatica "salute?". Salute di chi? Abbiamo visto donne sensibili rovinate nella psiche da un intervento volontario di interruzione di gravidanza, donne che, richiamate dalla coscienza, prendono alcoolici e assumono sostanze tranquillanti, perdendo spesso l'equilibrio psico-fisico. Si pensa talvolta che l'aborto sia considerato il male minore tra la morte di una persona indesiderata e il diritto della donna di avere relazioni sessuali senza incorrere in una gravidanza. In altri termini sarebbe considerato un mezzo per rendere uguali uomini e donne nell'esercizio della sessualità. Si tratta di una giustificazione assurda: ci si batte nel mondo contro la discriminazione razziale mentre non è considerato razziale lo sterminio di intere popolazioni di neonati. L'assunto è che il non nato non ha diritti vitali, morali e costituzionali.

In generale la giustizia procede con l'assunto che i diritti legittimi di una persona devono essere limitati per proteggere gli altrettanti diritti legittimi di un' altra. Per esempio il limite di velocità tende a prevenire incidenti con altri ritenendo che l'avere fretta per arrivare in tempo ad un appuntamento sia un diritto non primario nella circolazione stradale. Per lo stesso principio la gravidanza della madre non costituisce un pericolo per la stessa, salvo in casi eccezionali, mentre l'aborto crea danni irreparabili ad un'altra persona. In questo caso sarebbe giusto limitare il diritto della madre per salvaguardare il diritto di un altro. In realtà ci si preoccupa della circolazione stradale ma non della perdita certa di un essere umano con l'aborto.
Un altro assunto della giustizia è che quando due persone devono affrontare solidamente un pericolo, quello che ha responsabilità maggiori dovrà portare il peso più grande. Se due fanno una rapina e uno di essi è minorenne la pena più pesante verrà inflitta al maggiorenne. Nel caso di una gravidanza la responsabilità è prima di tutto della madre che normalmente ha fatto una libera scelta: il nascituro subisce quella scelta ma non ha responsabilità. Come mai allora è permesso alla madre di sopprimere la conseguenza della sua scelta abortendo e caricando il più debole di una responsabilità a lui assolutamente estranea?
Un altro principio giuridico viene applicato quando una persona sotto minaccia di un danno grave contro se stessa costringe un'altra a compiere un delitto. Per esempio se uno minaccia di suicidarsi per indurre un altro a compiere un delitto, il primo attore commette un atto grave contro la legge. Non così nel caso dell'aborto. Anzi il pericolo derivante dal praticare un aborto clandestino, con tutti i rischi che ne possono derivare alla madre, è stato assunto come una legittima giustificazione per indurre un terzo, lo Stato, a essere ricattato in modo tale da spingerlo a emettere un legge che consenta un delitto. In altri termini il diritto a vivere del bambino dovrebbe essere più grande del diritto di una donna ad usare l'aborto come mezzo di controllo delle nascite e più grande del diritto di una donna a non restare gravida.
Ancora negli Usa è successo un fatto curioso che si può applicare anche al nostro Paese: un giornale è stato sfidato a pubblicare in parallelo due foto. La prima si riferiva ad un bambino vivente fuori dal grembo materno e l'altra ad un embrione nel grembo della madre; l'età di entrambi i soggetti era di 24 settimane. La sfida consisteva nel far precedere le foto da questa didascalia: "Noi della direzione del giornale consideriamo l' interruzione violenta della vita del bambino nato prematuro come un omicidio colposo e l'interruzione volontaria di gravidanza della seconda madre come una "scelta personale". La foto non venne pubblicata per l'evidente imbarazzo che ciò comportava. Il fatto assurdo è che alla fine è la madre, non la legge , a decidere in ultima istanza se il nascituro è una persona o un ammasso eterogeneo di materia. Anche nella nostra legislazione la madre decide se un soggetto è un uomo o meno. E' un assunto filosofico terribile che legittima le più feroci barbarie della storia passata e recente perché il più forte si dichiara arbitro assoluto della vita degli altri. La legge 22.5.78 n. 194 prevede infatti all'articolo 17 che chiunque cagiona per colpa ad una donna la interruzione di gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e all'articolo 18 prevede la pena della reclusione da 4 a 8 anni se qualcuno cagiona l' interruzione di gravidanza senza il consenso della donna. Se invece la donna abortisce volontariamente "trasforma" ciò che era illegale in legale. Siamo all'anarchia giuridica: nella nostra legislazione, come in altre, c' è la legittimazione di uccidere solo sulla base del principio di legittima difesa, ma nel caso dell'aborto tale principio viene abbandonato e sostituito dalla volontà del più forte.

In questo tragico contesto il nostro desiderio è quello che il governo di cui lei fa parte voglia prendersi a cuore questo problema. Ci rendiamo perfettamente conto che ciò andrebbe a sovvertire equilibri forse ormai consolidati, ma 4 milioni di morti non meritano una giusta attenzione?
Signor Ministro ci sono tante testimonianze di donne che hanno lottato per anni in nome della "scelta" della donna e ora si sono pentite, hanno rivisto le loro posizioni e sono diventate delle madri felici. Non è nostra intenzione intentare processi alle donne anche se riteniamo che questa è stata un'arma formidabile in mano ai propugnatori della legge sull'aborto. Riteniamo che sarebbe molto più proficuo dare un grande risalto attraverso tutti i mezzi di comunicazione alla normativa attuale che prevede che i genitori, o anche solo la madre, abbiano il diritto a non riconoscere il figlio al momento del parto con una dichiarazione fatta al personale sanitario. Il neonato potrà essere adottato da altri.
Signor Ministro quante possibilità si aprirebbero a migliaia di potenziali genitori adottivi che ora devono fare delle trafile burocratiche, spendere denari ed energie per andare in un paese africano, sud americano, o nell'ex blocco sovietico per poter adottare un bambino. Quante energie sarebbero risparmiate? Ma soprattutto quanti bambini sarebbero salvati? Perché non ricorrere in modo estensivo alla pubblicità di questo progetto a favore di quelle madri che, siamo convinti, rinuncerebbero ad un gesto così drammatico? Non sarebbe tale pubblicità perfettamente in linea con la stessa legge n. 194 del 1978 che all'articolo 1 richiama le strutture sanitarie a scoraggiare l'aborto volontario? Teniamo anche conto che tale operazione non costerebbe poi molto alle casse dello stato mentre i benefici sarebbero enormi.

Ci sono molti passi nella Bibbia che ci pongono davanti alla responsabilità che abbiamo davanti a Dio, il Creatore di tutte le cose compresi i bambini: "Sacrificarono i loro figli e le loro figlie ai demoni, e sparsero il sangue innocente, il sangue dei loro figli e dello loro figlie, che sacrificarono agli idoli di Canaan; e il paese fu contaminato col sangue versato…… E l'ira dell'Eterno si accese contro il suo popolo, ed egli ebbe in abominio la sua eredità" ( Salmo 106:36-40.) Anche la nostra cultura e la nostra civiltà è contaminata. Alla fine ognuno di noi risponderà davanti a Dio sia a livello personale che strutturale.

Signor Ministro facciamo appello alla sua sensibilità conoscendo il suo passato impegno a favore delle donne disagiate che volevano condurre a termine la gravidanza, perché voglia sollevare il problema alla coscienza degli altri colleghi ministri. Sarà un compito che vale la pena sostenere, a qualunque costo. Noi lo sosterremo con un impegno personale nel nostro ambito e soprattutto con la nostra preghiera a favore dei nostri governanti.

Tanti auguri per il Suo servizio.

Questa lettera è stata inviata al Ministro dalla Chiesa Cristiana Evangelica di Mantova, via Trieste.