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John Lennon: Dio è un concetto

Fra l'angelo e la bestia

John Lennon è un caso. Creativo, ma non francamente intelligente; commovente, ma scandaloso; pertinente, ma squilibrato; male nella sua pelle e megalomane; molto violento e tenerissimo; assetato di giustizia, e spendaccione sfrenato; metà "monaco" e metà "pulce sapiente" (secondo i suoi propri termini), Lennon è un personaggio allo stesso tempo attraente e esecrabile. A questa lista di antitesi, si potrebbe aggiungere: diabolico, ma assetato di assoluto.
La lettura di una sua biografia scritta da Albert Goldmann ci immerge in un universo di corruzione, occultismo, droga, dissolutezza estrema, decadimento e morte… Il quadro dipinto da Goldmann è talmente allucinante che si fatica ad avvicinare le sue tante belle canzoni e questo John descritto come un relitto.
Ciò che un artista produce emana per forza da ciò che è. La vita di Lennon spiega e alimenta i pensieri che popolano la sua opera; ma la decadenza appare così profonda che risulta veramente difficile credere che abbia potuto generare delle vere perle.
Lennon fu la mente dei Beatles. Partito lui, i "Fab Four" si disgregarono irrimediabilmente. Dei quattro, solo Lennon rimane un cantante significativo, significante, anche sul piano della trascendenza, lui che aveva finito col ricusarla totalmente. "Se si ammette che Elvis Presley, Bob Dylan e John Lennon furono i musicisti bianchi più autorevoli nel loro genere, ci ritroviamo immediatamente in presenza di uomini che non hanno smesso di scavare la questione religiosa e che si preoccupavano molto dell'utilizzo della loro musica per scopi curativi", scrive Steve Turner.
Dei quattro Beatles, il più interessante è quello morto per primo. Nella memoria collettiva, il suo passaggio lascia ancora una traccia profonda.

Mamma è morta, papà è partito

John sbarca in questo mondo sotto i bombardamenti, il 9 ottobre 1940. Julia, sua madre, è una scervellata sposata ad un steward instabile e avventuriero, Freddie Lennon. Matrimonio tenuto segreto; alcuni giorni più tardi, Freddie già si imbarca sul Mediterraneo. Quando rientra, viene a sapere che Julia si è concessa qualche scappatella. Dettagliare il seguito sarebbe superfluo: se ne percepiscono le grandi linee. John sarà tirato su da sua zia Mimi, una donna rigorosa che veglierà al fatto che riceva una buona educazione. Su di Lei, Julia si scaricherà in continuazione di suo figlio. Quanto a Freddie, sparisce dalla circolazione e si rifarà vivo soltanto quando verrà a conoscenza della fama del suo discendente…
Bambino trascurato dalla madre, ragazzino sradicato, che passa di mano in mano e che è stato obbligato ad una scelta impossibile fra i suoi genitori, John sotterrerà il suo passato. Luglio 1958, Julia viene uccisa da un pirata della strada. John non se ne riprenderà mai.

Madre, tu mi hai avuto ma io non ti ho mai avuta
Io ti ho voluta ma tu non mi volevi
Allora devo dirtelo
Addio, addio
Padre, tu mi hai abbandonato, ma io non ti ho mai abbandonato
Avevo bisogno di te, ma tu non avevi bisogno di me
Allora devo dirtelo
Addio, addio
Mamma non andartene
Papà ritorna a casa

Ecco ciò che scrisse John nel 1970, in una canzone straziante introdotta da un rintocco funebre e che si conclude in urla strangolate, in orribili conati di vomito. John Lennon lotta per vomitare il suo passato. Ma qualsiasi cosa faccia, non potrà mai dimenticarlo…

Si capisce, in queste condizioni, che il catechismo anglicano frequentato sotto la fèrula di zia Mimi non abbia lasciato molte tracce. C'è anche da dire che gli anni 60-70 sono stati senza dubbio i meno religiosi del secolo. Il tempo passa, e abbiamo dimenticato così in fretta quei "profeti" che preannunciavano l' estirpazione del religioso. Fin dal 1975, Billy Graham ricordava che "gli scienziati, gli psicologi, i sociologi e finanche alcuni teologi predicevano per il 1980 la scomparsa pressoché generale della fede nel soprannaturale. Si è invece prodotto il contrario." Nondimeno, quando McCartney proclamerà fieramente l'ateismo dei Beatles, sarà Lennon a rettificare: "Però siamo più agnostici che atei."
Non potendosi appoggiare sui genitori per un qualsiasi riferimento, John si trascina un pesante handicap affettivo per incontrare Dio. I libri di psicologia cristiana che si sono moltiplicati da alcuni anni dimostrano con ragione fino a che punto sia importante la responsabilità del padre terreno; perché è lui che, con la sua bontà, la sua dirittura, la sua sollecitudine, la sua autorevolezza o, al contrario, con la sua durezza, la sua perversione o il suo menefreghismo, lascia l'impronta dell'immagine che il bambino si farà a priori del Padre celeste. Il padre di Lennon non lo avrà iniziato alla protezione benevole del Padre eterno. Quanto a sua madre, come avrebbe potuto dargli un' idea della tenerezza di Dio, espressa in termini così toccanti dal profeta Isaia (49.15): "Può una donna dimenticare il suo bambino o non amare più il piccolo che ha concepito? Anche se ci fosse una tale donna, io non ti dimenticherò mai!" Julia dimenticò, e mancò a quei doveri che sembrano così naturali nella Scrittura.
Di conseguenza, sul piano familiare così come su quello sociale e culturale, Lennon aveva tutto per diventare un bestemmiatore senza vergogna, tanto più radicale che non limitava i suoi insulti alla chiesa, ma se la prendeva direttamente con la persona di Cristo. Un atteggiamento persistente del quale si può legittimamente pensare che non sarà rimasto senza conseguenze spirituali, soprattutto tenendo conto del fatto che Lennon si diede rapidamente allo spiritismo (molto giovane, cercava di auto ipnotizzarsi).
Ferito fin dal principio nel suo io, Lennon passerà al contrattacco tramite l'insulto, la provocazione, la megalomania. E la musica.

LSD e misticismo orientale: bisogna librarsi

L'epopea dei Beatles sarà marcata dall'estrema follia di una celebrità folgorante. La prima moglie di Lennon, Cynthia, spiegherà che l'improvvisa gloria li aveva storditi: in quei quattro ragazzi ancora quasi adolescenti i fusibili saltano. Si tratta veramente di una overdose di fama: i Beatles hanno tutta una gioventù a loro interamente devota, e tutte le ragazze che vogliono nel loro letto. Si assiste ad una forma laica di prostituzione "sacra". Orde di groupies si accalcano dietro le quinte per accoppiarsi con uno (o più…) dei Beatles. Questa sessualità delirante, frenetica, non si ingombra della minima vernice, anche pseudo-religiosa. Sono degli angeli ai quali manca l'aureola, ma provvisti di sesso. Se ne serviranno senza nessun freno, fino al parossismo della perversione, a volte fino allo stupro. Faranno di se stessi gli apostoli della liberazione sessuale, a un punto che non è più immaginabile alla nostra epoca nella quale l'unione anarchica dei corpi porta ad una morte diventata visibile.
Malcom Muggeridge ha qualificato la sessualità di "misticismo del materialista." Dai racconti a nostra disposizione, e a giudicarne dal repertorio insignificante, leggero dei Beatles a quell'epoca, il misticismo arriverà più tardi. Non c'è il "sexual healing" (come in Marvin Gaye) nella mentalità dei Beatles. Il misticismo emergerà intorno al 1966-67 grazie all' LSD. Gli allucinogeni, mettendo a tacere o sopprimendo le barriere della coscienza, sono ritenuti capaci di aprire la strada della rivelazione. L' LSD, di cui Timothy Leary è il gran sacerdote, affranca l'individuo dai suoi impedimenti terreni. "Ho visto Dio", proclama un giorno McCartney, all'apice della beatitudine psichedelica.
Ma nel mese di Agosto 1967, constatando i limiti e i pericoli dei "viaggi" all' LSD, i Beatles si avvicinano al guru Maharishi Mahesh Yogi, il capo della "Meditazione Trascendentale", e decidono di fare dei "trips" senza consumare droga. Dopo una luna di miele nell' ashram del Maharishi (dove Lennon si dà a lunghi periodi di meditazione ascetica), i Beatles si accorgono che le belle ragazze che li hanno accompagnati sembrano piacere molto allo yogi… I quattro amici scendono brutalmente dalle sfere spirituali e si separano da un "meditatore" molto poco trascendente…

Nel 1969, la gioventù crede di essere all'alba di una nuova era. E' l'anno del famoso concerto di Woodstock che, davanti all' enorme afflusso della folla, diventa gratuito. Non vi si denuncia nessuna violenza: le forze dell'ordine non avranno da intervenire. Il "potere dei fiori" trionfa. I propagatori dell'induismo ne approfittano per cercare di ricuperare questa ondata cercando di suscitare una rivoluzione mondiale della Coscienza. L' Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (AICK) intraprende una operazione-seduzione presso i Beatles. Se lo Swami Prabhupada riesce a farli aderire alla sua causa, quale magnifica piattaforma ciò rappresenterebbe per la sua propaganda! Nel 1969, Prabhupada è l'ospite personale di Lennon che con alcuni devoti canterà "Give Peace a Chance". Quell'anno Lennon annuncia: "Hare Krishna, è ciò che ci vuole. Noi ci crediamo pienamente."
Non stiamo qui a raccontare nei dettagli la storia appassionante di quel periodo. Ma i Beatles dovranno ben presto ricredersi, e con loro tutta la loro generazione. Il concerto di Altamont (sempre nel 1969) è il teatro di un omicidio davanti al palco, proprio mentre i Rolling Stones cantano "Sympathy for the Devil". Il simbolo non sfuggirà a nessuno (la prova ne è che la Storia farà suo il titolo della fatidica canzone…), ma si tratta solo di una semplice coincidenza? Mick Jagger sapeva con cosa, o con chi giocava? In pochi mesi il "flower power" perde tutti i suoi petali. Da parte sua Lennon comincia a mettere in dubbio l'infallibilità dei guru. Un giorno chiese a Prabhupada. "Come fare la distinzione fra un vero maestro spirituale e uno falso?" Come gli venne risposto che un vero maestro spirituale deve inserirsi in una tradizione, Lennon riprese: "Ma se uno di questi maestri che non appartiene a una tradizione dice esattamente la stessa cosa di colui che vi appartiene? E se dice che il suo mantra viene dai Veda e sembra parlare con la stessa tua autorità?"
Né la gloria, né i piaceri, né gli stupefacenti, né i misticismi orientali sono riusciti a dare un senso alla vita. Lennon, nella sua sola persona, concentrerà questo terribile smacco. Dopo avere sbattuto contro tutti i venditori di verità come una mosca contro una vetro. Lennon si tufferà nel pozzo della sua psiche. Inizia una terapia con Arthur Janov.

Purga… o purgatorio?

Nel 1970, Lennon decide dunque di affrontare la sofferenza e la paura che lo insidiano. La fine delle sue illusioni si manifesterà con un disco sconvolgente: "Primal Scream" ("Grido primordiale"). Nelle parole di "I found out" (che potremmo benissimo tradurre "Ecco! Ho capito!"), enuncia questa condanna senza appello:

Il vecchio Hare Krishna non ha nessuna influenza su di te
Ti fa diventare pazzo a forza di non fare nulla
Ti occupa con delle promesse vane
I guru che trafiggono il tuo sguardo, non esistono
Finalmente ho capito!

In questo album che sembra unico negli annali del rock, Lennon fa la sua psicanalisi sul microsolco. Vi troviamo "Mother" (già citata), "Working Class Hero", nella quale John comincia a manifestare le sue preoccupazioni sociali; delle canzoni d'amore nelle quali appare il nome di Yoko Ono, la donna giapponese sposata poco tempo prima e che, dicono le malelingue, contribuì largamente alla separazione dei Beatles. Ma soprattutto c'è "God" ("Dio"), senza dubbio la canzone di Lennon che bisogna alla quale bisogna prestare attenzione:

Dio è un concetto
Con il quale misuriamo il nostro dolore
Lo ripeto
Dio è un concetto
Con il quale misuriamo il nostro dolore

Non credo alla magia
Non credo al yi-king
Non credo alla Bibbia
Non credo ai tarocchi
Non credo in Hitler
Non credo in Gesù
Non credo in Kennedy
Non credo in Budda
Non credo in Gita

Non credo nel yoga
Non credo nei re
Non credo in Elvis
Non credo in Zimmermann
Non credo nei Beatles

Credo soltanto in me
Yoko e me
E questa è la realtà
Il sogno è finito
Che dire ancora
Il sogno è finito
Ieri ero un tessitore di sogni
Ma adesso nasco di nuovo
Ero il walrus (tricheco)
Ma adesso sono John
Miei carissimi amici
Dovrete sbrigarvela
Il sogno è finito

Raramente si è assistito a una simile impresa di demolizione. Il castello di carte si sgretola. I giochi erano mischiati, i pezzi disparati: in questa lista, l'astrolgia cinese affianca la Bibbia, uno dei peggiori mostri che la terra abbia conosciuto precede il Cristo, e i Beatles, che troneggiavano sul pinnacolo, crollano con questo assemblaggio eteroclita. Solo sussiste John, che comunque aggiunge a se stesso Yoko. Tutti atterrano. La "rinascita" miserevole di Lennon non avviene verso un di più, ma verso un di meno: tutto era soltanto fantasmi. Janov ha fatto un buon lavoro: "io, me stesso", questa è roba solida, ed è tutto ciò che rimane dopo l'ecatombe.

"God" passa in rassegna intellettuali e maestri, idoli religiosi e idoli della canzone, religoni esotiche e religioni tradizionali che hanno agitato il nostro secolo. Un vero catalogo, del quale nessun articolo si è rivelato adatto al consumo.
Per quel che riguarda la frase enigmatica che introduce tutto questo gran buttar fuori, se ne possono ricavare almeno due idee:
- Dio non riguarda né l'essere né la trascendenza, ma la filosofia umana;
- è un tappabuchi che serve soltanto a calmare il dolore degli uomini, che lo calibrano alla misura delle loro prove.
Riconosciamo che su questo punto Lennon merita qualche considerazione: la società tecnicistica, avendo fatto regredire la povertà, la malattia ed anche la morte, ha soppresso (dissimulato, in realtà...) il bisogno di Dio. Gesù, Egli stesso, non dice il contrario: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati" (Vangelo di Luca 5.31). Avendo l'illusione di affrancarsi dal dolore di vivere, l'Occidente ha creduto di sbarazzarsi di un Dio diventato un accessorio. Seguiremo Lennon nella sua denuncia di un Dio-ruota-di-scorta e limitato a questo uso, ma ci separeremo da lui sul suo concetto di un Dio puramente fittizio. In effetti, due errori funesti sono possibili: confezionarsi un Dio su misura o, al contrario, rifiutare ogni nozione della sua esistenza sotto pretesto che, appunto, il bisogno che ne abbiamo sia in sé una tara.
"God" è tragico perché Dio è sparito mentre il dolore è ritornato con prepotenza. Lennon ha dunque perso su tutti i fronti.
Nella canzone "Imagine" (dell'album dallo stesso nome uscito nel 1972), Lennon attribuisce alla ricerca dell'aldilà, ai dibattiti sulle idee e al materialismo la causa dei conflitti fra gli uomini:

Immagina... niente paradiso
E' facile provare
Nessun inferno sotto i nostri piedi
Sopra di noi solo il cielo
Immagina che tutte le persone
Vivano per l'oggi

Immagina... niente paesi
Non è difficile
Più nessuna ragione per uccidere o per morire
E poi, più nessuna religione
Immagina che tutte le persone
Vivano nella pace

Immagina... nessun possedimento
Ma ne sei capace?
Né avidità né fame
Fratellanza umana
Immagina che tutte le persone
Condividano il mondo intero

Puoi dire che sono un sognatore
Ma non sono il solo
Spero che un giorno sarai dei nostri
E che il mondo vivrà nell'unità

Senza rendersene conto, Lennon rivisita le tre età dell'umanità così come sono stati definiti dal creatore del positivismo, Augusto Comte: lo stato teologico (l'uomo spiega il mondo con il soprannaturale), lo stato metafisico (l'uomo si riferisce a dei concetti astratti e più o meno chiari), lo stato positivo (l'uomo, sbarazzatosi delle sue illusioni, affronta la realtà con l'approccio scientifico). Ora questi tre stadi, agli occhi di Lennon, si rivelano tutti... negativi.
"Whatever Gets You Thru The Night" porta un titolo che basta a sé stesso: "Qualsiasi cosa ti permetta di passare la notte è la cosa adatta", canta Lennon. In "Gimme Some Truth" (dell'album Imagine), Lennon tradisce la sua confusione in una sequenza di due frasi contraddittorie: dopo aver fatto tabula rasa di tutto, scrive: "Tutto ciò che desidero, è la verità / Datemi un pò di verità" (o "una verità"). Ma "verità" è una parola che poco si adatta al partitivo o all'articolo indefinito...
John Lennon si ubriaca di sé stesso, perché è disorientato. Malgrado le sue preoccupazioni sociali, i suoi manifesti stravaganti a favore della pace, egli sprofonda nel nichilismo più radicale e si ripiega in posizione fetale. L'album "Primal Scream" finisce con uno struggente lamento infantile. "My Mummy's Dead": "La mia mamma è morta. Un tale dolore è difficile da spiegare. Impossibile farlo vedere. La mia mamma è morta."

Il capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi rivisto e corretto

"... io [...] chiesi (a Lennon) perché ci fossero tante persone in cerca di redenzione se, in raltà, eravamo tutti individui isolati in un universo senza Dio." "Cercano dei guru, mi disse, comme l'ho fatto anche io. Cercano una specie di super-papà e ti dirò perché è questo che cerchiamo: è perché non abbiamo mai ricevuto abbastanza amore e carezze quando eravamo piccini. Non è più complicato di questo."

Nel 1972 nella canzone "How?", Lennon poneva delle gravi domande: "Come posso dare amore quando non so neanche cosa sto dando? Come posso dare amore quando non so neanche dare? Come posso dare amore visto che l'amore è qualcosa che non ho mai avuto?"
Così si dimostra che, due anni prima, nell'album Primal Scream, la sua canzone "Love" dava una definizione fallace dell'amore:

L'amore è reale, reale è l'amore
L'amore è un sentimento, sentimento è l'amore
L'amore è volere essere amato
L'amore è toccare, toccare è l'amore
L'amore è uno slancio, slancio d'amore
L'amore è chiedere di essere amato
L'amore sei tu
Tu ed io
L'amore è sapere
Che possiamo essere
L'amore è libero, libero è l'amore
L'amore è vivere, vivere l'amore
L'amore è avere bisogno di essere amato

Eccoci agli antipodi della preghiera di Francesco d'Assisi: "Dacci di consolare piuttosto che essere consolati". L'amore, per Lennon, è fatto per essere ricevuto, e se esiste una possibilità di dono, questo si limita alla relazione amorosa in ciò che ha di più epidermico, con una voglia esasperata di tornaconto, di retribuzione. Lennon muore di sete d'amore: l'altruismo gli è estraneo, non percepisce che ci possa essere qualcosa di liberatorio nel dimenticare le proprie aspirazioni a favore di quelle degli altri. Altrove succede che John chieda perdono... a Yoko, perché è troppo geloso ("Jealous Guy"), ma mai lo vediamo perdonare. Non si fida di nessuno, neanche di Yoko che adula o supplica, segno che dipende totalmente da lei. John Lennon ha parlato un solo linguaggio: quello dell'uomo allo stato naturale mosso unicamente dall'amore-pulsione... Ha cercato invano di penetrare dei misteri per ritrovarsi spogliato di qualsiasi prospettiva. Senza una minima scintilla di fede, non si è segnalato né con il senso del sacrificio, né con la generosità. Collerico e violento, portato ad ogni tipo di concupiscenza, dà prova di un orgoglio smisurato, in particolare il giorno in cui dichiara in una intervista che i Beatles sono "più celebri di Gesù Cristo" (malgrado le ulteriori detrattazioni, questa frase storica doveva marcare l'inizio del declino dei Beatles). Corrotto, unicamente preoccupato dei suoi interessi, coinvolto in lunghi e dolorosi processi, senza resistenza nelle prove, il bambino ferito non divenne mai adulto. Non uscirà mai fuori dalla sua visione confusa dell'esistenza, compresa la sua. Inutile parlare di speranza. Quanto alla fede, non ha mai sfiorato il leader dei Beatles.
Abbiamo dunque tratteggiato l'immagine rovesciata dell'amore così come viene ammirevomente cantato dall' apostolo Paolo nel suo famoso inno indirizzato ai Corinzi.
A pensarci bene, Lennon incarna l'uomo assurdo secondo Camus (la grandezza in meno...): colui che, persuaso del silenzio del cielo e della crudeltà del mondo, non cerca più nessuna scappatoia né in una metafisica consolante, né nell'inganno della speranza: "Il mondo è così duro, a volte ne ho veramente abbastanza." Lennon continuerà a farsi del male nell'alcool e nelle droghe, di scappare in tutte le forme di perversione sessuale con o senza Yoko (che sarà così spregevole da spingerlo all'adulterio), di sprofondare in uno spreco esagerato allorché milita a favore della giustizia sociale, di coinvolgersi in lotte tremende, lui, l'apostolo della pace.
All You Need Is Love, proclamavano i Beatles in un inno di comando per la generazione hippie (1967). La disgregazione di Lennon potrebbe spiegarsi con il suo rifiuto di cercare il Dio di Gesù Cristo, colui che l'apostolo Giovanni definisce con una sola parola: Amore (Prima lettera di Giovanni 4.16)?
La ribellione di Lennon, marcata dalla follia dell' "insensato" (nel senso biblico) ha raccolto i frutti che aveva seminato. Ciò che ha distrutto l'infelice ragazzino di Liverppol, è di avere avuto tutto e subito. Ricco di tutto, è rimasto povero in amore, per non aver voluto "riconoscersi spiritualmente povero" (Evangelo di Matteo 5.3). Lennon è simile a Salomone senza il timore di Dio. Come dire: un disastro totale.

Lennon fatto fuori

Nel 1980, Lennon scrive un album commovente: "Double Fantasy". Sulla copertina, scambia in bianco e nero un bacio d'innamorato con Yoko. Il disco è un duo d'amore. Dopo una sorta di ritiro, Lennon sembra purificato. "Starting Over" ("Si riparte"), "Clean Up Time" ("L'ora Della Pulizia") ed alcune canzoni sull'amore coniugale e filiale lasciano augurare dei giorni migliori. L'album si conclude con "Hard Times Are Over": "I Tempi Difficili Sono Finiti".
Purtroppo, nel cielo che si schiarisce, scoppiano, l' 8 dicembre 1980, cinque colpi d'arma da fuoco sparati con rabbia: ai piedi dei Dakota Buildings, là dove abita Lennon, Mark David Chapman, un fanatico che ha spinto il mimetismo (fra altre cose) fino a sposarsi con una giapponese, abbatte il suo idolo. In carcere sarà necessario metterlo in cella d'isolamento per evitargli di farsi linciare dagli altri detenuti.
Sembra che Lennon fosse persuaso di morire di morte violenta. Nei primi anni dei Beatles, aveva partecipato ad una baruffa estremamente violenta nella quale pensava di avere ucciso un avversario. Questo dubbio lo assillerà tutta la sua vita, come se la sorte gli avrebbe prima o poi reclamato il sangue di questo morto ipotetico. In un contesto nel quale era di buon gusto affrancarsi da qualsiasi costrizione morale (almeno nella sfera privata), colpisce il fatto che fosse molto più difficile sfuggire alla colpa. Però, una volta eliminata l'etica e Dio, cosa resta? Il Destino. Con questa "persona impersonale", questo mostro cieco e freddo, questo ersatz di divinità, non si dialoga, non si negozia, non si implora. Si sopravvive nell'attesa della retribuzione fatale. Come l'occhio di Caino che lo scruta anche attraverso le larghe mura nelle quali si è rinchiuso per sfuggire a Yahweh, bisogna che la Coscienza (titolo del poema di Victor Hugo che stiamo evocando) si infiltri nelle inevitabili crepe. Si può anche non avere né Dio né maestro, non si può sfuggire però ai tormenti della propria coscienza (Lettera ai Romani 2.15). In fin dei conti, il rifiuto della misericordia di Dio trascina nello stesso movimento il rifiuto della sua misericordia. L'angoscia di Lennon, a questo proposito, non costituisce un fatto isolato. Essa evidenzia ancora meglio la bellezza della fede cristiana e la pace che essa procura. E si apprezza in modo concreto, tangibile, il valore di una parola come questa: "Ora, dunque, non c'è più nessuna condanna per coloro che sono in Gesù Cristo" (Lettera ai Romani 8.1).
Si è chiacchierato molto sulla fine brutale di Lennon. Sembra che, spesso, nei casi di suicidio o di assassinio crapuloso, pesanti ipoteche di ordine spirituale pesino sulla vittima. Nella vita di Lennon, gli ingredienti già enumerati possono notevolmente alimentare le speculazioni. Accontentiamoci di menzionare il fatto che Yoko pilotava la vita di Lennon consultando stelle e oracoli e che "Double Fantasy" fu scritto solo dopo aver ricevuto speciale approvazione degli astri...
L'eternità è un argomento spesso evitato anche se ognuno, in fondo a se stesso, ci pensa o ci penserà (Libro dell'Ecclesiaste 3.11). La salvezza dell'anima preoccupa molta più gente di quello che si dice apertamente. E' stabilito che John si era avvicinato a questa salvezza nel suo stesso ambiente. "I've seen religion from Jesus to Paul": "Ho fatto il giro della religione da Gesù a Paolo", aveva scritto in "I Found Out" (si trattava di Paolo l'apostolo o, per derisione, di Paul McCartney ?). Avrebbe aggiunto, nove anni dopo, "da Gesù a Zimmermann", quello stesso che aveva inserito nella sua lunga lista di "God". Robert Zimmermann, alias Bob Dylan: Lennon aveva saputo della sua conversione al cristianesimo e, parodiando una canzone del primo 33 giri di Dylan divenuto cristiano ("Slow Train Coming"), aveva sostituito a "Gotta Serve Somebody","Serve Yourself !" Dovrai servire qualcuno, avvertiva Dylan senza mettere i guanti, sia egli Dio o il diavolo. "Servi a te stesso", rispondeva Lennon in una parodia improvvisata. Questa è la traduzione della "nuova nascita" che gli avevano predetto per il 1980 degli oracoli di paccotiglia.
Nuova nascita sotto forma di assassinio. Ma aldilà ?

Imagine

Si parla ancora dei Beatles. Si fanno ancora commenti su Lennon...
Ignobile e sconvolgente, Lennon illustra a fondo la sentenza di Gesù: "colui che é preoccupato di salvare la sua vita, la perderà" (Vangelo di Luca 9.24).
"L'ossessione dell'io/me, dell'affermzaione di sé, genera la violenza e rende pazzi", scriveva Michel Serres, rammaricandosi di come questa pazzia impedisce di diventare adulti. Lennon fu il prototipo di una generazione che rifiutò di crescere, che rese un culto alla gioventù proibendosi di maturare. "Credo soltanto in me"; questo me è una stanza dove l'ossigeno è rarefatto e l'atmosfera imputridita se non si apre mai la porta al forte vento dello Spirito di Dio e le finestre al profumo del prossimo. "La vera felicità consiste a rendere felici gli altri", dice un compagno di Emmaus (Libro degli Atti 20.35). La Regola d'Oro (Vengelo di Matteo 22.37-39) altro non è che la respirazione dell'essere. Compresso su se stesso, l'individuo diventa una massa schiacciante, e la luce che dimora in lui declina fino a sprofondare in un mostruoso buco nero. Anche l'astronomia è una parabola...
Le anti-agiografie hanno questo di salutare: che ci riportano all'essenziale, in un modo radicale. E all'improvviso si illuminano queste parole difficili dell'apostolo Giovanni: "l'anticristo, è colui che rifiuta di riconoscere il Padre e il Figlio (...)Colui che ha il Figlio ha la vita. Colui che non ha il Figlio di Dio non ha la vita" (Prima lettera di Giovanni 2.22 e 5.12). Altri personaggi illustri sarebbereo più ambigui e più imbarazzanti da studiare. Lennon, lui, aveva chiaramente scelto da che parte stare. Personaggio non ambiguo, la sua vita ha illustrato fino in fondo la sorte dell'uomo senza Dio, o più esattamente, dell'uomo contro Dio. Qui non si tratta di condannare, ma di imparare delle lezioni da una biografia e da un'opera talmente coerenti che devono servire di avvertimento. Nel famoso canto tradizionale, tanto spesso adattato, "House of the Rising Sun", una prostituta supplica: "Dì alla mia sorellina di non fare ciò che ho fatto io"...
Si è troppo spesso chiusa la bocca e adottato un'atteggiamento di complicità sull'influenza di Lennon; è stata privilegiata la leggenda folgorante all'analisi etica e spirituale. Si può provare affetto per John Lennon, senza per questo cadere nel compiacimento pericoloso.
A bilancio fatto, la sua vita è un tragico pantano piuttosto che un orrore integrale. Del leader dei Beatles, ci rimangono delle grida di bambino ferito, di domande fondamentali, di sogni in decomposizione. E nessuna ombra di risposta al senso dell'esistenza.
Rappresentante delle interrogazioni più radicali di una generazione allergica ai vecchi fondamenti di civilizzazione di cui aveva ereditato, Lennon pone l'uditore attento di frone all'assoluto. Con lui bisogna prendere posizione: l'indifferenza non è ammessa. Bisogna scegliere la propria via: seguire l'uomo ribelle o mettersi alla ricerca di "God", che certo non è "un concetto con il quale misuriamo il nostro dolore", ma l'Amore in persona venuto Egli stesso a portare i nostri dolori... in Gesù Cristo.

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