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KIM PHUC: il coraggio di perdonare

Tanti di noi ricorderanno la famosa foto nella quale una piccola bambina corre nuda sotto un diluvio di fuoco. Dal 1972, questo cliché ha fatto il giro del mondo ed ha contribuito a discreditare la guerra in Vietnam.
La piccola Kim Phuc è diventata una donna.
Ecco cosa ha dichiarato in un' intervista.

Cosa è successo dopo il bombardamento del villaggio?
Il fotografo Nick Ut, l'autore della celebre foto, mi portò all'ospedale più vicino. Vi rimasi 14 mesi, e subii 17 interventi chirurgici per curare le ustioni del terzo grado che coprivano più della metà del mio corpo. E' stata dura.

Lei ebbe spesso l'occasione di spiegare come il governo vietnamita tentò di sfruttare la sua immagine…
E' nel 1975 che finì la guerra del Vietnam. Nessuno mi conosceva, ognuno era occupato a sopravvivere. Il mio soggiorno in ospedale mi incitò a intraprendere gli studi di medicina. Ma nel 1982, il governo vietnamita mi individuò nella ragazzina della fotografia. Da quel momento in poi, un mucchio di giornalisti vennero in Vietnam per intervistarmi. Il governo non solo li autorizzava ma li incoraggiava, e mi chiese di lasciare gli studi per consacrarmi alla sua propaganda. Dovetti viaggiare un po' dappertutto, e così finii col fallire negli studi. Più tardi, nel 1986, mi mandarono a Cuba, dove rimasi sei anni. Lì ero costantemente sorvegliata. Chiesi a Dio di accordarmi la libertà. Nel mese di settembre del 1992, mi sposai. Mio marito era uno studente vietnamita a Cuba. Ebbi la fortuna di andare in luna di miele per quindici giorni a Mosca e, nel viaggio di rientro a Cuba, uno scalo di un'ora era previsto a Gander, sull'isola di Terranova, che appartiene al Canada. Ne approfittammo. In quei momenti pregai Dio di intervenire perché non vedevo nessuna possibilità di rimanere in Canada. E Dio aprì una porta nel mese di ottobre così che potei stabilirmi a Toronto dove da allora vivo con la mia famiglia. Adesso sono libera.

Come avvenne l'incontro con l'ufficiale che ordinò il bombardamento del villaggio?
Nel mese di novembre del 1996, decisi di andare a Washington. Ero stata invitata dal Vietnam Veterans Memorial Fund. Al Memorial vidi i nomi di tutti i soldati americani dispersi nel Vietnam. Ne fui molto emozionata. Ebbi l'opportunità di pronunciare un discorso di alcuni minuti e precisai che se avessi potuto parlare faccia a faccia con il pilota che sganciò la bomba, gli avrei detto che di certo non ci sarebbe stato possibile riscrivere la storia, ma che avremmo potuto fare qualcosa per promuovere la pace per il presente e per l'avvenire. Alla fine, un uomo si avvicinò a me; si chiamava John Plummer, e mi chiese: "Se Lei è capace di perdonare il pilota, il suo perdono potrebbe giungere fino a me?" Era lui che aveva coordinato l'attacco al villaggio. In lacrime, aggiunse: "Quella guerra ha rovinato la mia vita".
Quell'uomo non aveva mai trovato la pace. Era attanagliato da un profondo senso di colpa e aveva incubi ogni qualvolta guardava quella foto. Quando mi chiese di perdonarlo, gli risposi: "Sì, è per questo che sono qui oggi". Abbiamo pianto e pregato insieme. Solo Dio ha potuto far sì che due nemici si possano incontrare in uno spirito di amore, perdono e preghiera. Ringrazio Dio di avermi resa capace di perdonare coloro che sono stati la causa della mia sofferenza. In fin dei conti, siamo tutti creature di Dio.

Come prese coscienza della pace che Gesù Cristo poteva dare?
Io continuo a patire sofferenze e porto tante cicatrici sul mio corpo. Per molti anni sono stata nella pelle di una vittima. Cercavo di fare buone azioni per, eventualmente, andare in cielo. Ma in realtà, dentro di me sentivo sempre vuoto, amarezza, pena. Nessuno mi aiutava. Pregavo tanti déi, ma il mio cuore rimaneva vuoto e il mio carico rimaneva sempre altrettanto pesante. Perciò mi capitò spesso di volere morire, ma la mia religione me lo proibiva. Cercavo veramente Dio, e gli dicevo: "Se esisti per favore aiutami!" E finalmente mi ha aiutata. Divenni cristiana, e questo costituì una svolta inimmaginabile nella mia vita! La situazione non era cambiata, ma il mio cuore sì. Da quando ho accolto Gesù come mio Salvatore, ho cominciato a pregarLo, a leggere la Bibbia, e a sottomettermi a Dio. All'inizio non fu facile. Quando nella Parola di Dio leggevo: "Ama i tuoi nemici", io gli rispondevo: "Mi è impossibile. Io sono un essere umano, non ci riesco perché soffro troppo, sono vittima di tante cose." Ma ho supplicato Dio di aiutarmi, sapevo che mi amava. Quando quella bomba cadde, avrei dovuto morire; rimasi bruciata, ma Dio permise che il mio viso e le mie mani fossero risparmiate: è magnifico! Dio mi ha dato molte benedizioni. Perciò, ho continuato a chiedergli di aiutarmi a perdonare i miei nemici, ad amarli. Mi sono impegnata in questo, e ci sono riuscita. Oggi, quando prego per i miei nemici, sono in pace.

Kim Phuc è impegnata nella Kim Foundation International, un' associazione senza scopo di lucro destinata ad aiutare i bambini vittime di guerra. Nel 1997 l'UNESCO la nominò Ambasciatrice di Buona Volontà per la Cultura e la Pace.