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La radice di uno scandalo dei diritti umani in Irak

Per far sì che altri imbarazzi dovuti ai diritti umani non assillino gli Stati Uniti, dobbiamo esaminare le ben conosciute politiche USA decise ad alto livello e applicate su larga scala, che hanno abbassato il livello dell'impegno della nostra nazione riguardo agli standard dei diritti umani.

Immediatamente dopo l' 11 settembre 2001, molti cittadini USA traumatizzati e impauriti accettarono il nuovo approccio di Washington con la fiducia che i nostri leader avrebbero continuato ad onorare gli accordi internazionali e gli standard dei diritti umani.

Ma in molte nazioni, i difensori dei diritti umani furono i primi a percepire le conseguenze di questi cambiamenti, e delle organizzazioni umanitarie internazionali cominciarono ad esprimere una grande preoccupazione fra di loro, agli alti ranghi militari USA e a rappresentanti del governo circa l'impatto negativo delle nuove politiche americane. Furono anche diffusi rapporti sugli abusi intervenuti.

Alcune delle loro raccomandazioni erano molto specifiche e chiamavano ad un monitoraggio indipendente che vigilasse sugli istituti di detenzione USA, e ad un fermo rafforzamento delle direttive della Convenzione di Ginevra. Altre erano più generali e descrivevano l'impatto di queste politiche sui difensori della libertà e dei diritti umani in molte parti del mondo. Queste manifestazioni di preoccupazione sono state in gran parte ignorate finché recentemente fotografie che testimoniavano di abusi sui prigionieri hanno finalmente fatto vedere agli americani alcune delle conseguenze, in termini e numeri umani, delle scelte del nostro governo.

Alcune preoccupazioni importanti erano:

- la diffusa carcerazione di uomini originari del Medio Oriente e stabiliti negli USA detenuti in modo arbitrario, privati dall'accesso ad avvocati e alle loro famiglie, e mai incriminati.
- civili e soldati arbitrariamente detenuti a Guantanamo Bay, Cuba, senza accesso a consulenza legale e non incriminati. Il Segretario alla Difesa annunciò che essi potevano essere detenuti a tempo indeterminato anche se passati in giudizio e trovati essere innocenti.
- la dichiarazione del Segretario alla Difesa, espressione della politica ufficiale, nella quale affermava che le restrizioni della Convenzione di Ginevra non si sarebbero potute applicare all'interrogatorio di prigionieri sospettati di coinvolgimento in attività terroristiche.
- le continue denunce del Comitato Internazionale della Croce Rossa riguardanti gli abusi sui prigionieri in diverse carceri USA in paesi stranieri.
- comunicati di rispettate agenzie di stampa che denunciavano il fatto che alcune persone accusate di terrorismo venivano rimpatriate in Siria, Egitto, Arabia Saudita e altri paesi nei quali la tortura è ritenuta lecita come mezzo per estorcere informazioni.

Queste decisioni americane ebbero un immediato impatto globale. In risposta ad urgenti richieste da parte di difensori dei diritti umani di diversi paesi, il compianto Sergio Vieira de Mello, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ed io stesso concordammo sull'utilità di ascoltare direttamente un gruppo rappresentativo. Dopo la tragica morte dell' Alto Commissario in Irak, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan dette incarico a Bertrand Ramcharan di assistermi, e nel novembre 2003 il Carter Center radunò i leader di movimenti per i diritti umani e per la democrazia di 41 nazioni.

Da questi attivisti non violenti venimmo a sapere che le politiche USA danno spazio a governi abusivi ed anche a democrazie stabilite, permettono loro di eliminare il legittimo dissenso e rovesciano decenni di progresso verso la libertà, con molti capi di governo che si ritraggono da precedenti impegni per i diritti umani.

Avvocati, professori, giornalisti e dottori raccontarono di essere etichettati come terroristi, il più delle volte per avere semplicemente criticato le scelte di un governo o per l'esercizio giornaliero della loro professione. Altrettanto disturbo reca il fatto che in alcuni paesi il governo USA ha spinto in favore di leggi controterrorismo regressive, basate sul Patriot Act, che minano i principi democratici e l'esercizio della legge. Alcune politiche del governo americano sono messe in causa dal Congresso e dalle corti federali, questo non può avvenire in paesi nei quali gli equilibri legislativi e giudiziari non sono ben sviluppati e dove mancano organi di garanzia.

Decidemmo di condividere le nostre preoccupanti scoperte con media e pubblici ufficiali. Oltre ad un'ora di discussione sulla CNN, membri di organizzazioni come Human Rights Watch, Human Rights First (Lawyers Committe for human Rights), Carter Center, e difensori di Egitto, Kenya e Liberia andammo a Washington dove incontrammo il deputato del Segretario alla Difesa Paul D. Wolfowitz, la sottosegretaria di stato per gli affari globali Paula Dobriansky e diversi esponenti del campo legislativo. Il gruppo partecipò anche ad un forum al Center for Strategic and International Studies e incontrò gli editori del New York Times e del Post.

I tutte queste occasioni l'impatto negativo delle politiche USA sulla preservazione della libertà e dei diritti umani fu descritto con prove specifiche ed esperienze umane. Questi pubblici ufficiali ascoltarono attentamente e promisero di considerare delle vie per alleviare il problema. Come lo hanno rivelato gli eventi susseguenti non ci furono riforme significative nelle alte sfere del nostro governo.

In molti paesi, i leader dei movimenti per i diritti umani e la democrazia rappresentano la nostra speranza migliore per un mondo più sicuro e più giusto nel quale meno persone dovranno soccombere all'estremismo alimentato dall'odio e dalla paura. Questi difensori dei diritti umani sulle linee di fronte della libertà sono i nostri veri alleati, e gli Stati Uniti devono prendere un impegno a lungo termine per dar loro supporto - e non boicottarli.

Nell'interesse della sicurezza e della libertà, delle riforme basilari sono necessarie negli Stati Uniti e altrove, che includano restrizioni sugli eccessivi poteri di sorveglianza dei governi, la riaffermazione del diritto all'informazione per la popolazione, la revisione legislativa e giudiziaria riguardante la detenzione e altre funzioni esecutive, e la stretta adesione agli standard internazionali di legge e di giustizia.

Gli Stati Uniti devono riguadagnarsi il loro status di campioni della libertà e dei diritti umani.

Jimmy Carter

L'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter è presidente del Carter Center di Atlanta.
(il testo originale, apparso sull'edizione del Washington Post del 14 maggio 2004, è disponibile sul sito del Carter Center)

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