chiesa evangelica peschiera

"Bethlehem Besieged"
Stories of Hope in Times of Trouble

("Betlemme Assediata: storie di speranza in tempi difficili")
Mitri Raheb, Fortress Press, 2004.

Tanti "esperti" sono fin troppo ansiosi di condividere le loro opinioni sulla vicenda politica e la violenza in Medio Oriente. C'è forse qualche altra regione del mondo alla quale si presta tanta attenzione come Israele e la Palestina? Ogni minima notizia crea scalpore e tanta gente si sente esposta e scoraggiata nel pensare se qualche cosa di buono possa succedere da quelle parti in futuro. Ma che dire delle persone che sono cresciute e vivono lì? Tanti si chiedono come mai non si stufano e non se ne vanno? Umanizzare la lotta e andare a vedere le storie reali dietro i titoli dei giornali e le voci dei notiziari costituisce un vero inizio verso il cambiamento. Nel suo libro "Bethlehem Besieged: Stories of Hope in Times of Trouble", Mitri Raheb offre uno squarcio sulla sua vita quotidiana di pastore, marito e padre di famiglia a Betlemme. Mitri dice del suo libro: "Scrivere sotto assedio ha la meglio sull'assedio che ci viene imposto, e pubblicare mentre un muro simile all'apartheid viene innalzato mi consente, in un certo senso, di trascendere quel muro."
Questa collezione di piccole storie personali ci apre una finestra non solo su cosa significhi essere cresciuti sotto l'occupazione israeliana e nelle circostanze estenuanti provocate dall'intifada con tutto il loro carico pesante da sopportare nella vita familiare quotidiana, ma anche sulla sua propria anima. Mitri dimostra le promesse del vangelo che ha fatte sue come ministro di culto evangelico luterano di fronte a ripetute situazioni prive di speranza. Bisogna sottolineare che il suo lavoro all'International Center of Bethlehem ( conosciuto anche come Center Dar al-Nadwa che significa "casa dell'incontro di tutto il mondo") integra persone di tutte le fedi e stili di vita. Il centro, sul suo sito web, dichiara "noi crediamo nella necessità di dialogo fra le culture e di incontro fra persone di contesti diversi. Dalla sua apertura, il centro ha offerto i suoi servizi a più di 20000 persone ogni anno, del posto e straniere."
Lo scopo di questo libro è di accoglierci nella realtà di una vita fiduciosa così come la immagina il pastore Raheb. Di fronte alla più completa incertezza questo gruppo di cristiani continua a costruire e ricostruire relazioni e vita sociale.

Dichiarazioni di Mitri Raheb:

"...in fondo ci sono 18 storie personali che ho sperimentato negli ultimi tre anni di vita a Betlemme sotto l'occupazione israeliana e l'intifada ed anche mie riflessioni ed esperienze in quanto cristiano palestinese e come essere umano. Attraverso queste storie cerco di far vedere come l'occupazione influisce nella vita di gente ordinaria e allo stesso tempo... un' azione volta a portare speranza in situazioni disperate..."

"... veramente con questo libro cerco di dare uno strumento alle chiese cristiane per vedere il nostro conflitto da un'altra prospettiva ed essere capaci di discuterne nei loro diversi contesti..."

"... il problema è che non si conosce molto della situazione... e la gente non sa tanto di quello che succede in questo angolo del mondo a parte gli attentati suicidi... il primo passo è di acquisire più informazione..."

"... abbiamo parecchi cristiani di chiese storiche che vengono e vogliono fare qualcosa di diverso... sfortunatamente molti degli evangelicali che vengono in Terra Santa vengono per dare supporto a Israele. Ogni anno nel periodo della festa dei Tabernacoli vengono da quattro a cinquemila cristiani evangelicali e loro sostengono Israele finanziariamente anche per comprare armi, cosa che credo non abbia nulla a che vedere con la fede cristiana. A questo punto la cosa diventa ideologia..."

"... per noi tutto il cristianesimo riguarda la trasformazione dall'essere persone che si limitano a piangere all'essere persone che sono presenti in modo incisivo con la loro proclamazione anche nel mezzo di situazioni devastanti..."

"... da un punto di vista umano l'amarezza, la vendetta e l'odio possono sembrare appropriati. Ma io penso che questo sia un approccio molto distruttivo... è molto importante che continuiamo ad aggrapparci all'umano in loro ed in noi stessi..."

 

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