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chiesa evangelica peschiera Il bene e il male Derive di una riflessione rimossa "Chi vuole fare l'angelo fa la bestia", diceva Pascal: dimenticando che porta il male in se stesso, l'uomo moderno sta perdendo il controllo del suo destino. E' urgente una nuova riflessione sul bene e il male. Intervista a Jean-Claude Guillebaud, editore e saggista francese, autore di "Le gout de l'avenir" ("Il gusto dell'avvenire") nel quale tratta del posto del bene e del male nella nostra società. Per quale ragione il male è stato rimosso dal campo della riflessione contemporanea? Di maniera generale, tutti gli universitari, ricercatori
o filosofi, avevano giudicato che la filosofia morale aveva cessato
di essere interessante. In fondo, ce ne eravamo allontanati nell'interesse
della filosofia pragmatica, utilitaristica. da diversi decenni, le
nostre società moderne hanno finto di credere che la questione
del bene e del male non si poneva più. Si tendeva a pensare
che si trattasse di vecchie questioni morali o moralizzanti. L'abbandono della riflessione sul male è anche una conseguenza dell'abbandono crescente della trascendenza e del divino? Ciò fa parte dell'andamento. Lo possiamo attribuire
allo stordimento che da qualche tempo è caratteristico delle
nostre società moderne. Quello stesso che consisteva nel dimenticare
che la spiritualità o la preoccupazione religiosa era consustanziale
alla natura umana. Il discorso contemporaneo tendeva a credere che
la spiritualità. il religioso erano degli arcaismi che la modernità,
la tecnoscienza, la razionalità avrebbero progressivamente
rimosso dalle nostre preoccupazioni. Tutto ciò è assurdo. Quali sono le conseguenze dell'abbandono della riflessione sul male? Una società che non può riflettere, designare
e esprimere dei valori comuni in funzione di una riflessione sul bene
e sul male, essa può essere soltanto una addizione di individui,
ognuno trincerato nella sua solitudine, il solipsismo, la sua particolarità.
La società diventa nichilista, frammentata, ossessionata dalla
violenza e dal disordine. Le società incapaci di fissarsi delle
norme democratiche che designano il bene e il male, diventano repressive.
Per tenere insieme, rimane solo il codice penale. Non ci vuole una base comune per definire dei valori in modo collettivo, e questi riferimenti esistono? Nel mio libro "La refondation du monde"
("La rifondazione del mondo"), ho cercato di esaminare
ciò che mi sembrava essere i sei valori fondamentali che è
impensabile non condividere nel cercare di ridefinirli. Avevano in
buona parte un fondamento giudeo-cristiano, ma erano state laicizzate.
Non era dunque indispensabile essere credenti per aderirvi. L'uguaglianza
degli uomini, valore al quale crediamo, trova la sua radice nel monoteismo,
e nella lettera ai Galati. E' lo stesso per la nozione di universalità,
questa convinzione che vi sono dei valori comuni all'insieme dell'umanità,
qualunque sia la cultura, e davanti ai quali le differenze culturali
devono capitolare. Non si può difendere qualsiasi cosa nel
nome della tradizione. In questi valori laicizzati, il bene e il male erano stati anch'essi dimenticati? Difficile da dire. Erano stati rimossi. Le nostre società
moderne sono ossessionate dal bisogno di innocenza. Cercano continuamente
di discolparsi che si tratti di denaro, di sesso, ecc. L'uomo moderno
rifiuta con le ultime energie qualsiasi idea di colpa, di peccato
originale, questi arcaismi che non hanno senso ai suoi occhi. La riflessione non è dunque rinchiusa nei salotti filosofici? Credo che le persone sono ben consce che le società vivono un mutamento importante quanto quello del secolo dei lumi, il Rinascimento o la fine dell'Impero romano. Davanti a questa biforcazione, esprimono dinamismo nella loro curiosità. C'è più ottimismo di quello che si pensa, anche se il fatto di entrare in un nuovo mondo comporta il suo carico di inquietudini. Quali cambiamenti possiamo sperare? Speriamo che gli uomini riprendano fiducia nella loro capacità di agire sul loro proprio destino. Questo è un elemento centrale del mio ultimo libro, "Le gout de l'avenir": dobbiamo riconquistare il convincimento che siamo noi che costruiamo la società di domani, e rompere con il pessimismo di chi pensa che non si può fare niente, che siamo debitori dell'economia o della tecnoscienza. La priorità consiste nel reagire a questo discorso della rinuncia che ci riduce ad essere dei consumatori e dei telespettatori, vale a dire, in fondo, dei bambini. La Bibbia annuncia dei tempi nei quali si considererà il bene come male e viceversa. Da parte Sua, Lei parla di un altro mondo, di un'altra civilizzazione. Cosa dice ai portatori di valori del bene e del male dimissionari come gli altri? Capisco che delle persone possano sperare la fine dei tempi. Colpisce vedere che l'apostolo Paolo pensava vedere di vedere la fine dei tempi e che rifletteva in una prospettiva apocalittica, ma nel senso vero del termine (di rivelazione). Ma questo costituisce un argomento sufficiente per disinteressarsi delle sofferenze di oggi, delle nuove dominazioni e ingiustizie, per rifiutarsi di agire in questo mondo nell'attesa dell'altro regno? Credo che si possa vivere nell'attesa della fine dei tempi senza abbandonare il mondo ai cattivi, come lo dicono anche i Salmi.
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