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chiesa evangelica peschiera La facile attrazione del peccato Il peccato è una questione
di disciplina, ecclesiale, Nel momento in cui inizia un anno nuovo, le buone risoluzioni abbondano e promettiamo il meglio a noi stessi. Spesso queste risoluzioni si sciolgono presto come neve al sole. Ma quella di "mancare il bersaglio", senso etimologico che ci ricordano i teologi, è una fatalità? Saremmo dunque dei peccatori inveterati! Da questa constatazione deprimente sorge la domanda: perché siamo così tanto attratti dal male? Un problema senza soluzione? Una prima risposta del teologo Sylvain Romerowski arriva
tagliente e brutale: siamo inclini al peccato perché siamo
peccatori fin dal nostro concepimento (la Bibbia, libro dei Salmi,
51.7). La prima colpa di Adamo ha delle conseguenze per tutta
l'umanità in virtù di un legame di ascendenza che ci
lega a lui: egli ha fatto entrare il peccato nel mondo e il peccato
vi ha fatto da allora la sua dimora (la Bibbia, lettera ai Romani,
5.12). Allo stesso tempo, l'apostolo Paolo sottolinea nello stesso
testo che tutti hanno peccato: Dare un nome al male Quando, davanti alla pagina bianca di un nuovo anno,
ci proponiamo delle buone risoluzioni , teniamo conto dell'ascendente
del male su di noi? E, soprattutto, decidiamo di vincere questo
male che, speso, non vogliamo chiamare peccato? La parte dell'uomo Arriviamo così al ruolo dell'uomo. Il pastore
Potenti ci spiega: "Credo che la prima "responsabilità",
anche se questa può venirci solo dallo Spirito di Dio, è
il pentimento, accompagnato da una vera volontà di rinuncia.
A questo deve accompagnarsi la disciplina attraverso la quale evitiamo
di metterci in situazioni di debolezza (tentazione, ecc.). C'è
poi la dimensione della fede: capita come una presa di posizione
interiore attraverso la quale confessiamo e proclamiamo la nostra
posizione. Non possiamo nascondere anche la parte della preghiera,
della ralazione d'aiuto, il bisogno di accompagnamento, a volte
la preghiera di liberazione quando si tratta di un legame spirituale.
In tutto questo c'è la grazia che opera in modo misterioso.
Aggiungerei questo alla nozione di pentimento: deve essere "gioioso",
volontario, e non vissuto come una privazione. Qui tocchiamo l'aspetto
del rinnovamento dell'intelligenza che ci fa prendere coscienza
delle concupiscenze ingannevoli e ci fa percepire la vontà
di Dio come essendo desiderevole." La pedagogia dell'errore L'obbiettivo sembra irraggiungibile visto la nostra
natura così attratta dal lato oscuro delle cose, e fallire
sembra naturale (quel naturale che cacciamo via e che ritorna al
galoppo).
La parola del biblista L'uomo vuole diventare la misura di ogni cosa Cos'è il peccato se non la ribellione contro
Dio, quella volontà di affrancarsi da ogni dipendenza nei
confronti di Colui che è l'ultimo con chi dovremo confrontarci?
Dallo sbaglio in Eden, il terrestre nutre il desiderio di diventare
la misura di ogni cosa. Ma affrancandosi dal suo creatore giusto
e benevolo, egli non cessa, per questo, di credere. Perché
per trovare senso nell'universo, c'è bisogno di un punto
di riferimento... possibilmente infinito! Crede dunque in altre
cose: idoli, ideologie, l'uomo...
Due "capricci" della nostra era, l'attivismo e il consumismo, nuocciono alle relazioni umane e alla ricerca di senso. Essere sociale, l'uomo viene influenzato e condizionato dalla società alla quale appartiene. La pressione sociale, legata al nostro tempo caratterizzato dall'immediatezza, può portare l'uomo a sprofondare in tutti gli ambiti della sua vita, compresa la spiritualità. Come proteggersi da questo contesto che incoraggia il peccato? Ozio e attivismo sfrenato: le due facce di uno
stesso problema Una disciplina positiva Una soluzione per vincere i cattivi desideri che ci
animano potrebbe trovarsi nell'autocontrollo stimolato dalla sete
della conoscenza di Dio. La disciplina, nel senso in cui viene generalmente
intesa, non frena soltanto i cattivi desideri, ma anche la passione
che ci anima. Ci condanna a fare una vita che soffoca qualsiasi
energia interiore, sotto pretesto che questa si manifesta spesso
in direzioni sbagliate. Questo tipo di disciplina genera rigidità.
Al contrario, dobbiamo accettare questa energia interiore. Immergere
i nostri sguardi in fondo al nostro essere profondo rigenerato da
Dio, e nelle aspirazioni segrete del mio cuore, posso scoprire ciò
che voglio veramente. Questo significa ricercare Dio come "la
cerva agogna i fiumi di acqua viva".
Idee semplici per chi vuole venirne fuori La riprensione fraterna Avere uno o più partner di preghiera dai quali accettiamo, in virtù di un reciproco accordo fatto precedentemente, un diritto di intromissione e di rimessa in questione sui nostri lati deboli; la confessione dei peccati è un elemento essenziale di questa dinamica. Coltivare la comunione con Dio La preghiera, la proclamazione e la meditazione di versetti biblici, il canto, un comportamento basato sull'amore per il prossimo: tutte queste cose gli antichi le chiamavano "mezzi di grazia". E' la presenza divina, più della nostra propria determinazione, che è la migliore fonte di forza contro il "vecchio uomo". Mai scusare Le proprie tendenze cattive non vanno mai scusate. Al contrario,
bisogna imparare a denunciarle in modo semplice e immediato per evitare
di abituarvisi, lasciando la porta aperta a delle convinzioni errate
sul peccato che ci portano a non vederlo più.
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